La vita frenetica oggigiorno può essere dura, spossante e può farci sentire soli; ma non appena si torna a casa si viene accolti dall’amico a quattro zampe e subito ci si sente amati. Non è un caso, infatti, che questo tipo di stato euforico venga usato nella pet therapy: una terapia in cui l’uomo e l’animale interagiscono tra di loro per reciproco beneficio.

Il termine “pet therapy” indica l’interazione uomo-animale in ambito medico. Si tratta di una terapia leggera che prevede gli animali come aiuto al paziente e viene integrata alle tradizionali terapie. Dunque non è una terapia a sé ma ne affianca una già esistente. Viene impiegata per pazienti con disturbi cognitivi, fisici, comportamentali e psico-emotivi. Questo tipo di assistenza fornita dagli animali può essere utilizzata da persone affette da autismo o disturbi nell’apprendimento: innescano meccanismi che stimolano l’attenzione temporanea e il gioco, fondamentale per bambini, anziani e pazienti depressi. Anche per chi è soggetto da handicap fisici può essere un piacevole aiuto perché spazzolare, lanciare la pallina, lavare il cane, sono tutte attività che chiedono uno sforzo motorio che è decisamente più divertente che un esercizio con un tutore imposto da uno specialista. In tutti i casi si è riscontrato un miglioramento perché si è notato che la presenza di un animale permetta di creare un rapporto unico con il paziente, stabilendo così un canale di comunicazione tra il soggetto e l’animale. I cani sono un valido aiuto per i bambini per interagire col mondo e socializzare, infatti portando fuori il cane si possono fare incontri e fare anche attività fisica. Mentre gli anziani che possiedono un cane o un gatto sono meno depressi e soffrono meno di solitudine, migliorando l’umore e ritrovando una ragione per vivere.

Seduta di pet therapy

Ma non si può pensare di poter fare pet therapy da soli: infatti durante le sedute non sono solo coinvolti i medici ma anche tecnici, veterinari ed esperti del comportamento umano e animale. Gli animali utilizzati vengono svezzati a 20 giorno e accuditi dall’uomo per far sì che siano quanto più a loro agio quando stanno a contatto con l’uomo. La scelta dell’animale per il paziente è fondamentale, solitamente avviene in maniera graduale: si inizia generalmente con i conigli, perché i bambini non ne sono spaventati, poi si passa ai pappagalli, ai gatti ed infine ai cani. Ovviamente bisogna vagliare caso per caso, poiché non tutti hanno le stesse preferenze ed esperienze. Infatti i medici tengono conto di eventuali fobie o allergie. Ad esempio se si tratta di cani, tengono conto della taglia, dell’indole e del tipo di pelo.

Grazie alla pet therapy, dunque, gli animali non vengono considerati come merce di consumo, ma vengono coinvolti e impiegati a livello terapeutico così da portare un po’ di felicità a tutti coloro che, a qualsiasi età, hanno bisogno di questo tipo di contatto.

FONTI:

https://www.poliziadistato.it/articolo/257

http://www.lifegate.it/persone/