Erano l’ottava meraviglia del mondo. Erano. Correva il 10 giugno del 1886 quando le enormi piscine di pietra rosa e bianca furono sommerse da lava e detriti del vulcano che si innalza vicino, il Tarawera. Quel giorno, eruttò diventando la causa della morte di 150 maori e cancellando l’angolo di paradiso. Ma oggi, dopo 131 anni qual è la situazione? Le cascate delle pink and white terraces sembrano disegnate con maestria non dalla mano di qualche pittore, perfettamente rotonde, incastrate fra terrazze infinite di silice da cui scendono le acque termali che cadono nel grande Lago Rotomahana, ma dalla natura, che ci dona questo spettacolo.

Fonte

Sono andate perdute per sempre?
Queste strabilianti mete per tutto l’Ottocento attirarono migliaia di turisti europei, e rimangono ancora oggi un sogno a cui è difficile rinunciare. Nel 2011, gli scienziati della “Gelogical and Nuclear Sciences” neozelandese, utilizzando tecnologie simili a quelle utilizzate per il ritrovamento del Titanic, con entusiasmo diffusero la notizia di averne individuato i resti: una tratta sommersa in fondo al lago. Purtroppo arriva la smentita: “Con ogni probabilità sono andate distrutte, non sono qui”. Le spedizioni, quindi, vennero bloccate.
A questo progetto si appassionarono poi due studiosi: Sascha Nodlen e Rex Bunn. In due momenti diversi e in due diversi modi.
Ad iniziare una nuova spedizione, tramite gli studi precedenti fu Bunn. “Le cercavano nel punto sbagliato, non era quella la giusta latitudine e longitudine” racconta. Infatti, sotto Rotomahana vi era ancora un’area magmatica, con rischio di eruzione. Bunn, tuttavia, era bloccato. Rimase in questo stato fino a quando non ricevette una telefonata nel 2015: un bibliofilo, Sascha Nodlen voleva portare alla sua attenzione alcuni strani diari, di cui era in possesso.

Fonte

Questi contenevano gli appunti del geologo e cartografo austro-tedesco Ferdinand von Hochstetter, il quale aveva partecipato alla visione di questa meraviglia con una spedizione italiana. Risalgono al 1859 e si presentano precisi e attendibili. Bunn e Nodlen hanno incrociato dati e coordinate e pubblicato la loro ricerca sul Journal of the Royal Society of New Zealand: “Le terrazze si trovano sulla costa e non in fondo al lago, sono sepolte da strati di detriti e c’è la possibilità di recuperarne parti intatte”.

Quindi l’ottava meraviglia non è distrutta per sempre.
“Abbiamo prove convincenti della presenza di almeno tre terrazze. I lavori partiranno a breve. Le terrazze sono soltanto coperte e una volta recuperate tutti potranno finalmente vederle”.
Per Bunn, il paradiso non può più attendere. E noi siamo pronti

Images: copertina