Pensando ai vari archi di trionfo edificati nelle grandi città d’Europa, quello situato all’inizio di corso Sempione a Milano è forse uno tra i meno noti.

Non compete per prestigio con i molteplici della città di Roma, non compare nell’immaginario cittadino milanese come può succedere per quello parigino che sovrasta la piazza del Louvre, non si avvicina nemmeno in lontananza alla celebrità della porta di Brandeburgo berlinese.

Il suo corretto nome non è in verità “arco di trionfo”, bensì “Arco della Pace”, così definito per volere dell’imperatore d’Austria Francesco I a seguito della ritrovata pace europea dopo il congresso di Vienna.

Tale arco, in vero, è stato sfruttato secondo il più spietato interesse dei padroni di Milano.

Nasce infatti in onore di Napoleone Bonaparte per celebrare la vittoria francese a Jena, viene concluso sotto l’egida austriaca di Francesco I e quindi convertito a favore dei piemontesi dopo la vittoria di Magenta e l’annessione al nascente regno d’Italia.

Il progetto, emblema del neoclassicismo milanese, nasce dalla penna di Luigi Cagnola, del quale possiamo ammirare l’austera statua nel cortile di Brera.

I lavori partono nel 1807, sotto la dominazione napoleonica, e si concluderanno solo nel 1838 diretti da Carlo Giuseppe Londonio, storico e letterato milanese.

 

 

L’arco, di stile corinzio, presenta tre arcate, una maggiore e due minori ai lati.

Completano l’opera architettonica le realizzazioni in bronzo fuso – tra cui l’immancabile Minerva con sestigia – e le statue ed i bassorilievi in marmo.

I principali artisti che lavorarono ai marmi furono Pompeo Marchesi, al quale si devono ben sette bassorilievi dell’arco, il romagnolo Luigi Acquisti, che scolpì i bassorilievi Storia e Poesia, e Gaetano Monti.

L’imponenza dell’opera lascia senza dubbio sgomenti e certamente rende immediata quella necessità dei regni passati di sottolineare i propri successi.

A rendere più simpatico il tutto potremmo allegare un aneddoto. Gli Asburgo, una volta ripresa Milano dopo la sconfitta di Napoleone, modificarono la posizione dei cavalli bronzei posti sul vertice in modo tale che rivolgessero le terga a Parigi.

Ultima tenue rivalsa della casata prima della sua totale estinzione che sarebbe giunta di lì a meno di un secolo.

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