Ieri sera ho abbandonato per qualche ora lo studio di – ironia della sorte – diritto commerciale per assistere al concerto che Brunori Sas ha tenuto al Carroponte di Sesto San Giovanni. Questo live nella periferia milanese è la seconda tappa del tour estivo che – fra giugno e settembre – (ri)porterà Dario Brunori in 15 diverse località italiane.

Lo show si apre – in perfetto orario – con La verità e l’attualissima L’uomo nero, i due pezzi d’apertura di “A casa tutto bene”, quarto album del cantautore calabrese. Dopo questi due primi brani, Dario si ferma per parlare con il pubblico.

Ora, al mondo esistono tre tipi di performer: i timidi entusiasti, che non amano parlare durante i concerti, ma adorano esibirsi (Alessandro Mannarino e i suoi concerti da tre ore e passa), i faccio-il-minimo-indispensabile (anche detti al-tuo-prossimo-concerto-non-ci-torno: suoni un’ora scarsa e manco saluti?) e i chiacchieroni. Dario Brunori è decisamente un chiacchierone. Il che non guasta, essendo lui una persona estremamente amabile.

Nella sua prima chiacchierata, esordisce con un: “Voi non immaginate nemmeno che anZia ho in questo momento” (Z made in Cosenza che mi fa subito pensare alla mia nonna, sua conterranea). Il numero di spettatori è effettivamente ben superiore alle 14 persone che, ormai otto anni fa, avevano assistito al suo primo concerto milanese.

Il concerto prosegue con Come stai – toccante canzone dedicata al padre Bruno Brunori – e La vita liquida, altro pezzo del suo ultimo lavoro. Dario imbraccia poi la chitarra elettrica, creando così “il punto d’unione fra l’INPS e gli AC/DC”“perché se seguite Brunori siete vecchi dentro e forse anche fuori” – e si lancia in Lamezia Milano, colonna sonora dell’estate per tutti coloro che “giù” hanno qualcuno da cui tornare.

Segue Colpo di pistola, bellissimo pezzo sulla violenza contro le donne – cosa che evidentemente NON ha capito la coppia di fianco a noi, visto il trasporto con cui la cantano in coro guardandosi negli occhi.

Si prosegue con quattro canzoni dedicate ai fan più nostalgici: Le quattro volte, Italian Dandy (ma quanto è bella questa canzone?), Pornoromanzo e Lei, lui, Firenze.

Diego e io, Kurt Cobain e Il costume da torero precedono quello che probabilmente è stato il momento più magicamente nonsense del concerto: Dario Brunori, con occhiali e tutto il resto, che si lancia in un’appassionata performance dell’assolo di chitarra di Back in Black degli AC/DC (effettivamente ci aveva avvertiti).

Chiudono il concerto due pezzi di “A casa tutto bene” Sabato bestiale e Don Abbondio – e due pezzi meno recenti – Rosa e Arrivederci tristezza.

Per il bis, Dario rientra in scena da solo, si siede al piano e chiede al pubblico di ri-cantare con lui La verità (visto che prima aveva l’anZia), e nel mentre gli scappa pure la lacrimuccia.

Chiudono il concerto Guardia ‘82, Canzone secondo la paura e Secondo me.

Due ore di concerto in cui Dario canta, suona, parla – tanto – e addirittura accenna qualche passo di danza. Due ore davvero amabili.

Qui la setlist completa:

Fonti e immagini: Picicca