Di Ilaria Zibetti

Lo spettacolo operistico è una tipologia tra le più complete, in quanto spesso prevede assieme: canto, recitazione, musica e danza. Grazie a ciò, offre al pubblico un intrattenimento vario e dinamico. Sì, dinamico, sebbene i personaggi si blocchino in momenti di sospensione in cui ripetono per svariate volte le stesse parole del libretto. Non succede perché soffrono di qualche malattia neurodegenerativa, bensì per far entrare in scena la Musica, la quale prende posto e scuote i cantanti e gli spettatori.

A seconda del soggetto, la lirica si divide in due macro categorie: la tragedia e la commedia, a loro volta suddivise in sottocategorie. Facciamo alcuni esempi in parole semplici. Si parla di dramma giocoso per il “Don Giovanni” di Mozart, in quanto s’intrecciano aspetti tragici e spiritosi; di melodramma o dramma tragico quando l’intera vicenda e la sua conclusione presentano aspetti truculenti come “Lucia di Lammermoor” di Donizetti o “Semiramide” di Rossini – qui – , della quale abbiamo parlato qui; commedia lirica, basata su uno schema da commedia (Falstaff di Verdi); farsa giocosa, vicenda concentrata su un ingegnoso inganno o una burla nei confronti di un altro personaggio, dal finale positivo e in genere di breve durata (Il signor Bruschino di Rossini), melodramma buffo o giocoso (Il barbiere di Siviglia) richiama la farsa ma ha una durata maggiore nello sviluppo; tragedia lirica, in cui il dramma è focalizzato principalmente sulla storia d’amore contrastata delle dramatis personae (I Montecchi e i Capuleti di Bellini) …

Le vicessitudini dei personaggi ci coinvolgono in questa narrazione amplia e potente, rafforzata dalla musica. Il ventaglio di emozioni che si possono provare è variegato, dove in ogni piega si cela una sfumatura o una domanda rispetto a ciò che si vede o ascolta. La musica accompagna o si impone a seconda dei momenti creando sorpresa, riflessione, commozione, esaltazione o… ansia. Molta ansia. Per le sorti dei protagonisti, per le loro disgrazie inevitabili o proprio a causa delle note. Gli esponenti a mio parere più emblematici risultano i compositori aderenti ai principi della dodecafonia con le loro sperimentazioni e le loro storie di forte denuncia. In particolare richiamo la prima opera di Alban Berg, compositore austriaco e allievo diretto di Schönberg (quest’ultimo ideatore della tecnica dodecafonica): Wozzeck.

La trama è tratta da un fatto di cronaca reale avvenuto a Lipsia, ossia della condanna a morte di un barbiere ed ex soldato, tale Woyzeck, per aver ucciso la sua amante. No, nessun riferimento a Sweeney Todd, sebbene possa avere dei punti in comune. La vicenda viene ovviamente rielaborata dall’autore stesso ispirandosi a un dramma incompiuto omonimo di Büchner; però mi soffermerei solo in breve sulle sensazioni che suscita quest’opera.

L’alienazione, la schizofrenia quasi folle del protagonista, il disprezzo beffardo e crudele del Capitano e del Dottore, la vitalità repressa di Marie, compagna di Wozzeck, e la misera figura del loro bambino sono resi con accordi dissonanti, striduli e aspri che turbano i nervi. Sembrano grattare come lime su una lavagna il nostro udito e scuote la certezza di una melodia che per secoli era stata armoniosa, impetuosa, forse scontata ma pur sempre sicura e riconoscibile. Qui no, ogni punto fermo viene rimosso con violenza, la realtà delle povere esistenze viene messa a nudo sul palco e descritta con feroce verismo, una vera e propria denuncia contro la povertà, lo sfruttamento e la bestialità umana. Uno schiaffo forte, che lascia il segno e ci angoscia profondamente, portandoci nel baratro di sangue e morte che soffocherà fino alla morte Wozzeck, lasciandoci basiti. Oltre agli eroi del Valhalla, oltre ai cavalieri, sovrani, borghesi e nobili nel vortice delle passioni amorose, ci sono storie di cronaca nera che ricordano quanto l’animo umano possa essere senza fondo quando scende nell’abisso del male.  Un’opera simile non mette certo allegria, anzi, è particolarmente ansiogena così come lo sono molte altre composizioni di quel periodo.

Non solo scherzi, arie e tragedie romantiche insomma, c’è spazio per apprensione e angoscia. Da dosare con cautela.

 

Da Wikipedia:

Dodecafonia – La dodecafonia è una tecnica di composizione ideata da Arnold Schoenberg. Ha lo scopo di sostituire le funzioni presenti nella musica tonale e permettere al compositore di creare brani complessi strutturati sul principio della pantonalità (termine usato da Schoenberg in luogo di atonalità, che egli respingeva in quanto intrinsecamente contraddittorio). «Metodo di composizione con 12 note imparentate solo le une alle altre». Il sistema dodecafonico prevede la creazione di una serie, cioè una successione di 12 suoni che esaurisca il totale cromatico. La composizione impiegherà sistematicamente la serie sia orizzontalmente che verticalmente, ossia sia per formare successioni melodiche, sia per sincronizzare più note.