Il 9 giugno la Capitol Records ha rilasciato Witness, atteso quinto album della popstar americana Katy Perry. Il disco era stato anticipato da tre singoli pubblicati a partire da metà febbraio di quest’anno. Prodotto principalmente dal collaboratore di lunga data della Perry, Max Martin, l’album include produzioni di altri nomi “caldi” del momento, come Duke Dumont e Mike Will Made It.

Il disco si apre con il suo brano eponimo, un potente inno pop à la Max Martin, per poi proseguire con Hey Hey Hey, il cui testo particolarmente empowering porta la chiara firma di Sia. Interessante è la produzione di questo brano, in quanto piuttosto esemplificativa di quella che sarà l’anima – o più che altro una delle anime – dell’album: un pop noir dai bassi potenti, che non a caso è frutto della collaborazione dello stesso Max Martin con Ali Payami, già co-produttori di The Beauty Behind The Madness del canadese The Weeknd.

La traccia successiva, con una base in cui il synth regna sovrano, appare come un omaggio più o meno esplicito agli Eurythmics. Il revival synth pop anni ‘80 purtroppo però si limita a questa traccia – e al nuovo taglio di capelli alla Annie Lennox sfoggiato dalla popstar. Curioso che il pezzo sia stato prodotto da Shellback, che aveva collaborato con Taylor Swift per Bad Blood, celebre diss della popstar alla stessa Perry.

Si passa poi a Swish Swish, collaborazione con la rapper Nicki Minaj prodotta da Duke Dumont, nonché terzo singolo dell’album. Il brano è un inno di self-empowerment in cui Katy Perry si rivolge a tutti i suoi haters, e molti KatyCats ritengono che sia la risposta di Katy proprio a Bad Blood della Swift.

I quattro brani seguenti – Déjà Vu, Power, Mind Maze e Miss You More – sono molto simili fra loro sia come mood che come tematica. Prodotti rispettivamente da Hayden James, Jack Garratt e dal duo canadese Purity Ring – nomi relativamente nuovi dell’elettronica internazionale – ricordano vagamente il lavoro della giovane popstar statunitense Halsey.

Si prosegue poi con Chained To The Rhythm, il lead single dell’album. Un pezzo dalle influenze disco e dancehall – che vede infatti la collaborazione del giamaicano Skip Marley, figlio di Bob Marley – con un testo curiosamente conscious. Questo abbinamento è sicuramente curioso ma non del tutto riuscito, ma la canzone è innegabilmente una delle più catchy dell’album, quindi la scelta di rilasciarla come primo singolo appare più che condivisibile.

Seguono Tsunami, prodotto da Mike Will Made It, uno dei nomi di punta della trap americana, nonché produttore del fortunato Bangerz della popstar Miley Cyrus, e Bon Appétit, collaborazione con il gruppo hip hop Migos e secondo singolo dell’album. Pieni di doppi sensi tutt’altro che velati, sono probabilmenti i pezzi più “alla Katy Perry” di Witness.

Concludono l’album Save As Draft e Into Me You See – due moderne power ballad – e Bigger Than Me e Pendulum, che sono forse due dei pezzi più interessanti dell’album.
Secondo il magazine musicale Billboard, Bigger Than Me è stata ispirata dalla recente sconfitta elettorale di Hillary Clinton. Il testo però appare interessante anche se pensato come strettamente riferito alla Perry, una popstar affermata che deve mantenere il suo stato di sforna-hit in un mondo frenetico e in continua evoluzione come quello della musica pop.

“I’m kicking and screaming
‘Cause it won’t be easy to break all the patterns
If I’m not evolving, I’m just another robot taking up oxygen

It’s something bigger than me
I can feel it beginning
Something bigger than me
Yeah, I can feel it opening
Tried to ignore it, but it keeps on growing out of control
It’s something bigger than me
And I can feel it happening”Bigger Than Me

Pendulum invece si distingue per l’ottima produzione di Jeff Bhasker, che fra le altre cose ha collaborato con Kanye West per il suo capolavoro My Beautiful Dark Twisted Fantasy.

Il mese scorso, in un’intervista con Entertainment Weekly la Perry aveva così descritto Witness:

“It’s really quite brave… Sonically, it’s fun and dance-y and dark and light. It’s all of these things. It definitely is a change. 
I left my 20s and I’ve gone to my 30s… I’ve embraced. I’ve surrendered. I’ve healed some of my issues with my family, with my relationships. Today I’m sober but I don’t know about tomorrow! One day at a time, right? It’s all kind of beautiful. I built up Katy Perry and she was so fun. And I still am Katy Perry and I love her so much but, at the core, I’m Katheryn Hudson and I think that’s being revealed as I embrace who I really am.”

Ascoltando l’album, la descrizione della popstar appare abbastanza accurata: è una Katy Perry diversa da quello a cui eravamo abituati, più introspettiva e più riflessiva. Anche la produzione dell’album si discosta abbastanza da quella dei precedenti lavori della popstar, è più dark, a tratti claustrofobica.

Tuttavia, più che per genuina volontà di cambiamento, questa evoluzione è avvenuta per necessità: il trend attuale nella musica pop – pensiamo ad artisti come Drake, Lorde o i già citati The Weeknd e Halsey – è molto lontano dal bubblegum pop della Katy Perry degli inizi. E questo nuovo album, con le sue influenze dancehall, l’elettronica non alla David Guetta, i testi a tratti vagamente malinconici – per quanto il pop lo permetta – ha tutti gli ingredienti attualmente necessari ad un disco “da classifica”. Ingredienti che allo stesso tempo però rendono l’album un po’ anonimo. Indubbiamente un prodotto pop onorevole, come ci si può aspettare con un team di produttori di questo calibro, ma appunto un po’ anonimo e a tratti disomogeneo.

Katy Perry ha sempre rappresentato il lato goliardico della musica mainstream. Lei e il suo team sono stati senza dubbio gli artefici di alcuni dei migliori pezzi “stupidi” – lasciatemi passare questo termine un po’ paradossale – del pop degli ultimi anni. E abbandonare quasi completamente questo lato della sua pop-persona nel lungo termine potrebbe rivelarsi un azzardo.
E forse dopotutto anche Katy ne è consapevole.

“So, don’t try and reinvent your wheel
‘Cause you’re too original
Baby, just stay classic”Pendulum

Fonti e immagini: influgramGeniusBitchyf.it