La fotografia di denuncia – che oggi più che mai dilaga grazie a internet ed alla “fotografia facile” degli smartphone – trova il suo padre fondatore in Lewis Wickes Hine, fotografo americano attivo nella prima metà del ‘900.

Influenzato dai suoi studi sociologici all’Università di Chicago, la sua fotografia si proietta sulla società di inizio secolo che si evolve spesso in maniera brutale, facendo luce su realtà ancora taciute come il lavoro minorile e l’immigrazione.

I suoi inizi fotografici li abbiamo proprio ad Ellis Island nel 1903, l’isola di prima accoglienza di storie spesso tragiche tenute in vita dalla sola speranza del sogno americano.

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A colpirlo in queste circostanze sono particolarmente gli occhi tristi dei bambini, immigrati ed americani, costretti sin dalla tenera età al lavoro manuale a scapito degli studi.

Nel 1908 è socio della National Child Labour Committee, che si occupa di sfruttamento minorile.

Il suo lavoro riesce a far breccia anche nel panorama politico, con alcune sue fotografie che permettono la promulgazione di una serie di leggi sul lavoro nel 1916. Tuttavia, verranno abolite solo due anni più tardi.

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Deluso dall’accaduto, lascia gli States per l’Europa, lavorando per la Croce Rossa in Francia, in Belgio e nei Balcani.

L’esperienza europea muta il suo modo di vedere, improntandolo sullo studio del rapporto tra l’uomo e la macchina.

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Tornato in America segue così gli snodi nel quotidiano del New Deal, in un paese pronto a riaffacciarsi di lì a poco ad un conflitto mondiale.

Soggetti prediletti sono adesso il mondo dell’industria e dell’edilizia, con scatti che lo consegneranno per sempre nell’Olimpo della fotografia mondiale.

Basterà scorrere alcuni suoi scatti per scoprire che, se pur inconsciamente, tutti noi conosciamo almeno una sua fotografia.

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fonti: a cura dell’autore

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