Il mare d’Aral era il quarto corpo d’acqua interno più grande al mondo – dopo il mar Caspio, il lago Superiore e il lago Vittoria – prima di scomparire, diventando il più grave disastro ecologico mai provocato dall’uomo.

La regione del mare d’Aral si trova in Asia centrale, tra le odierne repubbliche del Kazakhstan e dell’Uzbekistan, fino al 1991 parte dell’Unione Sovietica. In origine era un mare interno, uno specchio di acqua salata, con una superficie di 68 000 km2, poco meno dell’Irlanda. La regione circostante era molto popolata e aveva un’economia fiorente, basata principalmente sui prodotti dell’agricoltura e della pesca. Le città costiere dell’Aral ospitavano porti trafficati e fornivano un terzo del pesce consumato in URSS.

In quanto mare interno, i principali apporti idrici del bacino dell’Aral derivano da due fiumi: l’Amu Darya che scorre in Uzbekistan, e il Syr Darya che attraversa il Kazakhstan. Negli anni Cinquanta, una politica di sviluppo agricolo promossa da Chruščëv, deviò con un imponente sistema di canalizzazione i due grandi fiumi che alimentavano il mare, con lo scopo di irrigare immense piantagioni di cotone da esportazione.

Nei primi anni Sessanta si sono cominciati ad avvertire i primi segnali del prosciugamento del mare d’Aral, privato delle sue due risorse d’acqua. Da allora il livello si è abbassato di circa 23 metri, e dell’antico mare non è rimasto che un deserto di sale.

Il ritiro delle acque ha modificato il clima dell’intero bacino del mare d’Aral, una regione che si estende per gran parte dell’Asia centrale e tocca sei Stati. Sono diminuite le piogge, portando ad un intenso processo di desertificazione, con degrado del suolo, erosione e perdita di grandi estensioni di terreno agricolo. Hanno cominciato a formarsi tempeste di sabbia, i satelliti mostrano che nella regione se ne verificano circa una decina all’anno tra aprile e luglio.

Insieme al mare è scomparso il suo effetto mitigatore sulle condizioni climatiche, portando ad un inasprimento delle temperature. In inverno dominano i venti gelidi che sferzano dalla Siberia, in estate le temperature medie si sono alzate di 2-6 °C. Con un minore tasso di umidità nell’aria, sono diminuite persino le precipitazioni nevose nelle vicine montagne del Pamir, contribuendo così al già preoccupante ritiro dei ghiacciai.

La polvere proveniente dal mare d’Aral è stata ritrovata a distanze di oltre 500 km. Il cambiamento climatico provocato dalla deviazione dei due fiumi sta così compromettendo la produzione di beni agricoli, per cui tutto ha avuto inizio.

 

Di fronte al drammatico ritiro del mare d’Aral, le due repubbliche costiere stanno reagendo in modo non coordinato, nonché opposto. L’Uzbekistan non intende rinunciare alla sua vocazione di esportatore di cotone, prosegue così nell’utilizzo indiscriminato delle acque dell’Amu Darya per un sistema produttivo arretrato, non meccanizzato, che assorbe la maggior parte della manodopera dello Stato con modalità di vera e propria servitù della gleba.

Il Kazakhstan ha invece avviato un progetto finanziato dalla World Bank per la ridistribuzione della portata idrica del Syr Darya, in modo da alimentare la porzione settentrionale del mare d’Aral, che si è separata dalla parte sud nel 1986 e conserva le sue acque grazie a una diga. La sua superficie, è però solamente il 4 % rispetto all’originaria estensione del mare d’Aral.

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