Pablo Picasso era un uomo dalla personalità molto forte, magnetica e dalla creatività prolifica, che alla sua morte lasciò ai suoi eredi migliaia di opere tra dipinti, disegni, schizzi e sculture. Parlare della produzione artistica del padre del cubismo è indivisibile dalla sua vita privata perché tutto quello che accadeva intorno a lui influenzava il suo lavoro, ma ciò che ispirò maggiormente il suo genio furono le donne che lo circondarono durante la sua vita. Le amanti erano per lui quasi un mezzo per plasmare i suoi capolavori, utilizzate senza mai preoccuparsi delle possibili conseguenze catastrofiche che si lasciava alle spalle; come dichiarò sua nipote Marina Picasso

“Le donne che ebbero il privilegio o la disgrazia di cadere nelle sue grinfie venivano sottomesse alla sua sessualità animalesca. Le domava, le stregava e le spalmava sulle tele. Quando ormai aveva estratto la loro quintessenza, le abbandonava esangui”.

Tra le innumerevoli donne avute dall’artista le più importanti furono le due mogli, Olga Koklova e Jacqueline Roque, e le amanti Marie Therese Walter, Dora Maar e Françoise Gilot. Tutte loro posarono per il suo genio, furono muse ispiratrici che Picasso rappresentava come le percepiva mettendo su tela le loro anime a nudo.

Olga con Mantilla (1917)

Olga Koklova, la prima signora Picasso, comparve nella vita dell’artista nel 1916. Giovane ballerina di origini ucraine e dalle dubbia appartenenza a una famiglia nobile attirò l’interesse dell’artista per il suo corpo flessuoso, la sua bellezza e la sua convenzionalità. Ciò che aumentò l’intenzione di Picasso nel proseguire il corteggiamento fu il carattere deciso di Olga e la sua totale indifferenza per l’ambiente che lo circondava. Durante il corteggiamento, infatti, la ritrasse quasi sempre in posizioni o atteggiamenti insoddisfatti, come in Olga con la mantilla, riflettendo il desiderio di lei di ottenere dall’artista un impegno formale, che ottenne nel 1918. Dopo il matrimonio i due coniugi si trasferirono a Parigi e iniziarono a frequentare l’alta società parigina tra feste, cocktail e cene; Olga era molto ambiziosa e si sentiva appagata dell’ammirazione che riceveva nell’essere la moglie di Picasso. Per tutto questo periodo la moglie compariva nei suoi quadri che mostravano al mondo l’evoluzione del loro rapporto, dal 1923 però Olga non comparve più nella pittura di Picasso, una testimonianza del peggioramento della loro matrimonio: il brutto carattere dell’ex ballerina, le infedeltà del pittore spagnolo, l’aumentare della gelosia ossessiva della moglie portarono l’attenzione dell’artista a spostarsi su una nuova musa ispiratrice, Marie Thérèse Walter.

Marie Thérèse rappresentò per l’arista spagnolo una via di fuga da un matrimonio soffocante con una donna ossessiva e castrante. La incontrò davanti alle Galeries Lafayette a Parigi nel 1927 e in poco tempo divenne la sua nuova amante; Picasso mantenne per molto tempo segreta questa relazione poichè la giovane all’epoca era ancora minorenne e perché era ancora legato ad Olga. Egli con la giovane francese riuscì a ritrovare il gusto per la vita e il suo lavoro artistico ne fu profondamente influenzato, come lo si vede nel dipinto che la ritrae Donna con colombe del 1930. Picasso provava grande soddisfazione nel dipingerla, lei rappresentava il piacere sessuale e per questo la trasportava su tela con forme voluttuose intrise di simbolismo erotico. La sua relazione con Marie fu sempre per lui un diversivo dall’insensata gelosia della moglie, la giovane si piegava al volere del pittore e divenne quasi una schiava sessuale. Come però era già successo prima, Picasso incapace di rimanere con una sola donna e deliziato anche dall’essere conteso dalle donne, allacciò un’altra relazione che portò alla fine con quella della dolce Marie Thérèse: era venuto  il turno della croata Dora Maar.

Donna che piange (1937

Secondo molti Dora Maar fu l’unica donna, dal punto di vista intellettuale, all’altezza di Picasso: era bella, intelligente, temeraria, indipendente eppure al tempo stesso fragile. Proprio per questo aspetto del suo carattere, Picasso la vedeva come l’emblema del viso femminile che piange, come nel ritratto Donna che piange del 1937; nonostante Dora fosse l’amante in carica, continuava ad essere presente nella vita dell’artista Marie Théresè, madre della sua seconda figlia e questo provocava in lei una profonda gelosia . Durante la loro relazione Picasso dipinse quello che ancora oggi è uno dei suoi più grandi capolavori, il murale Guernica; Dora assunse il ruolo di fotografa personale del pittore e attraverso la grande quantità di fotografie permise al mondo di mostrare l’artista durante la lavorazione dell’opera, lasciando una testimonianza fondamentale al mondo dell’arte. Con l’avviarsi della fine della loro relazione, la salute mentale di Dora Maar andava sempre di più deteriorandosi, riflettendosi nella produzione artistica di Picasso, dove il viso della compagna diventava sempre più scomposto e distorto, a riflettere l’insoddisfazione dell’artista per una relazione ormai conclusa ai suoi occhi.

Se Dora Maar era la donna che piange, Françoise Gilot fu la donna fiore; l’entrata in scena della giovane aspirante pittrice francese coincise con la fine della storia con Dora e con un periodo molto doloroso per la vita di Picasso, con la seconda guerra mondiale era ancora in pieno corso e molti dei suoi amici erano stati arrestati dai tedeschi. Françoise rappresentava per lui lo sbocciare della primavera, della vita, e fu così che la dipinse nel ritratto La donna fiore del 1946. A differenza delle donne che l’avevano preceduta, Françoise aveva un carattere forte, quasi mascolino per via dell’educazione impartitagli dal padre e non era per nulla incline a farsi sottomettere dal suo amante-padrone, infatti esasperata dalle continue infedeltà fu lei a lasciarlo; fu l’unica delle sue donne che riuscì a troncare la relazione prima di essere abbandonata come un straccio ormai vecchio.

La seconda e ultima moglie Jacqueline Roque rappresentava invece la donna sottomessa e passiva che Picasso aveva sempre cercato nel corso della propria esistenza, che rappresentava nelle proprie opere sempre in bianco e nero o con colori cupi a sottolineare il suo atteggiamento remissivo, come si percepisce chiaramente nel ritratto Jacqueline con fazzoletto nero del 1954.

Dopo il suo matrimonio con l’artista Jacqueline assunse però il controllo della vita privata dell’artista, impedendo ai più di entrare nella loro casa, da cui Picasso continuò comunque la sua produzione creativa senza mai fermarsi se non il giorno della sua morte.

Il sogno (1932)

Tutte le donne che ebbero una relazione più o meno importante con l’artista furono rappresentate e rappresentarono la sua arte e tutte loro vennero segnate dal suo magnetismo e dal suo genio;  erano per lui  muse, “oggetto” di lavoro, ispirazione e lo stimolo necessario alla proprio creatività, pur non cambiando il fatto che il rapporto fosse così sbilanciato da avere una connotazione quasi vampiresca, in cui il grande artista usava e quasi sfruttava le donne della propria vita, abbandonandole a sé, Picasso non riusciva a contenere la necessità di distruggere tutto ciò che amava. Quando l’8 aprile 1973 Picasso morì nella propria casa Dora Maar disse ” Tutti pensarono che mi sarei suicidata dopo che Picasso mi aveva lasciata, ma non lo feci per non dargli soddisfazione”; Marie Thérèse e Jacqueline invece furono sopraffatte dal dolore e si uccisero a pochi anni di distanza dalla morte del grande artista.


FONTI

Le amanti di Picasso di Paula Izquierdo