L’Event Horizon Telescope è un progetto internazionale che mira a ricostruire l’ambiente circostante a Sagittarius A* (nota anche come Sgr A*), una compatta sorgente di onde radio situata al centro della nostra Galassia. L’osservazione del moto delle stelle che orbitano nei pressi di Sgr A*, che si protrae da circa 16 anni, ha permesso di confermare che si tratta di un buco nero: la massa della sorgente è circa 4 milioni di volte quella del Sole.

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L’ampio spazio che ci separa da Sgr A* – si parla di circa 26.000 anni luce – è sempre stato considerato un ostacolo per effettuare misurazioni: il gas e le polveri spaziali assorbono le radiazioni elettromagnetiche, lasciando filtrare solo quelle a bassa frequenza, le onde radio. Inoltre per riuscire a percorre una distanza così ampia si dovrebbe ricorrere ad un radiotelescopio dal potere risolutivo per noi proibitivo.

Il radiotelescopio FAST (Cina) in costruzione visto dall’alto. Fonte

La soluzione è stata trovata negli ultimi anni, grazie allo sviluppo della Very Long Baseline Interferometry (VLBI): si tratta di una tecnica di interferometria astronomica su ampia base. Il segnale emesso da una radiosorgente viene ricevuto da più radiotelescopi collocati in varie posizioni della Terra, i dati ricevuti dalle singole antenne vengono poi combinati e se ne ricava un’immagine risultante.

Grazie alla VLBI, il progetto Event Horizon Telescope potrebbe permetterci di “spingere il nostro sguardo” fino all’orizzonte degli eventi del buco nero, ossia la regione da cui la luce non può uscire. Le prime immagini verranno fornite nel 2018; nel frattempo, per farci un’idea di cosa potremmo attenderci, sono stati elaborati dagli scienziati modelli teorici secondo cui la materia fagocitata dal buco nero assumerebbe traiettorie spiraleggianti, producendo un disco di accrescimento luminoso.

Un’altra frontiera, precedentemente considerata invalicabile, sembrerebbe sul punto di esser sfondata: un piccolo grande traguardo verso l’ignoto.

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