E se vi dicessi
che nel momento in cui tremavo
l’odio non è stato il primo a riempire il mio cuore?
Se vi dicessi che in realtà
alla mia terra
devo un invincibile amore?

Ho vissuto questa danza per mesi:
giù per le amate scale di marmo
correvo lentamente;
sulla neve ghiacciata e con il sangue caldo alla gola
mi inginocchiavo,
lo imploravo di fermarsi, chiedevo a lui
soltanto la pace.
E anche se il fratello di Encelado da qualche tempo sembra non ballare più,
io lo sento ancora, ogni giorno.

Ho visto tante di quelle lacrime.
Ho pianto tanto.
Ho sentito così tanto rumore nel silenzio, così tanto moto nella stasi;
eppure
non sono mai stata sola.
Perché questa città piena di ferite
non ha fatto altro che asciugare le mie di lacrime,
questa città a pezzi, in ginocchio da otto anni, non ci stava a crollare di nuovo.

E allora, Encelado, con tuo fratello ho stretto un patto:
Non scappo più,
ora ci guardiamo negli occhi mentre aspetto che sia comodo,
stringo il cuore e penso a Lei, che non mi ha mai lasciata sola.
E così,
quando la vedo vestita di giallo,
quelle novantanove gru non mi spaventano,
io,
io le ringrazio.

 

 

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