Un romanzo che ha per protagonista una donna soldato reduce da una missione in Afghanistan sicuramente incuriosisce i lettori, e, a quanto pare, piace alla critica. Si parla di “Limbo”, il libro di Melania Gaia Mazzucco uscito nel 2012. La trama è la seguente: Manuela Paris, maresciallo, dopo un attentato durante gli ultimi giorni della sua missione in Afghanistan e la conseguente riabilitazione durata mesi, torna a casa, a Ladispoli. Ancora non le hanno comunicato se potrà o meno tornare operativa nell’esercito, poiché ha una gamba quasi maciullata e soffre del Disturbo Post Traumatico da Stress, che non la fa dormire la notte e la tormenta durante il giorno. La famiglia Paris è più o meno disastrata: il padre ha abbandonato Cinzia Colella e le due figlie per un’altra donna, prima di morire di cancro. Vanessa, la sorella di Manuela, è una ragazza madre che continua ad inseguire gli uomini più sbagliati. Dal canto suo, Manuela è invece ligia al dovere, una ragazza dal passato turbolento che ha messo la testa a posto proprio per inseguire il suo sogno: diventare un militare. Ma il senso del dovere e del pudore del giovane maresciallo Paris (ha quasi 28 anni), vengono messi a rischio dal misterioso ospite dell’hotel Bellavista, Mattia, con cui si spiano vicendevolmente dai rispettivi balconi.

Non si leggeva una protagonista così odiosa dai tempi di Lucia Mondella ne “I Promessi Sposi”. Ideologie a parte, che possono essere più o meno condivise, il fatto che la Paris sia una donna di carattere, tenace e testarda (tutte qualità da apprezzare), non le toglie l’infinita superbia, l’arroganza nei confronti della propria famiglia, in particolare della sorella Vanessa che appare invece decisamente più umana. Manuela è fredda, asettica, scostante, sconcertante nella sua cecità riguardo ciò che realmente fanno i soldati in Afghanistan, convinta di essere nel giusto. La sua dedizione all’esercito è fin troppo illimitata, dato che lascia anche il suo promesso sposo perché non piaceva ai suoi superiori. E dopo una descrizione simile, c’è l’incoerenza: una donna del genere all’improvviso si fa mettere nel sacco da uno sconosciuto che ha quasi il doppio dei suoi anni, qualcuno di cui non sa nulla e con cui condivide momenti di estrema intimità sin dal primo giorno insieme. Ma di certo lo terrà ben nascosto alla sorella, (così come le terrà nascosta la prima volta che va a letto con Mattia, nonostante corrisponda alla seconda uscita) pur di non ammettere che nemmeno lei è perfetta e qualche volta le capita di essere una persona vera e non un automa. Viva l’ipocrisia! Mattia, dal canto suo, sembra l’uomo perfetto, un principe caduto dal cielo, ma con quest’alone di mistero che è una delle pochissime cose che tirano avanti l’attenzione del lettore, il quale continua a chiedersi “cosa nasconde? Chi sarà in realtà?”. Non si faranno spoiler sul finale del romanzo in questo articolo, ma si assicura la delusione totale riguardo l’uomo misterioso. L’unico personaggio davvero positivo e degno di nota sembra Vanessa Paris, che nonostante passi da un guaio all’altro, suscita la simpatia e l’empatia di chi la legge.

La storia d’amore (se così si vuole chiamarla) tra Manuela e Mattia è una delle peggiori, se non addirittura la peggiore in assoluto che sia mai stata scritta. Le scene tra i due sono di una noia mortale, perfino le scene di sesso risultano insopportabili e descritte con squallore. Non è l’amore a trasparire, ma il semplice istinto animale. Sì, certo, Mattia sembra essere dolcissimo con Manuela, ma non si viene coinvolti in alcun modo, anzi:

“La prima volta è successo troppo in fretta, un brancicamento impetuoso interrotto da parole impoetiche di profilassi sanitaria, da ritrosie tardive perché non ci sono preservativi in giro e la farmacia giù in piazza è chiusa per ferie- ma ormai è tardi per fermarsi, meglio confidare nella buona sorte, nella prudenza di lui o solo nel destino, un cozzare di lingue, gomiti, ossa e ginocchia, il corpo dell’altro come un meccanismo ignoto. […] Dopo, mentre sotto la doccia lavano via seme e sudore, Mattia dice che non avrebbe dovuto soffocarsi: nelle camere accanto non c’è nessuno.”

Se questo voleva essere un romantico passo per descrivere la prima notte d’amore dei due, risulta un totale buco nell’acqua. Per non parlare poi delle elucubrazioni che la stessa Manuela farà, quando non riuscirà a smettere di pensare né a Mattia né alla sua “stilla trasparente del seme sulla fessura del prepuzio”. E’ di certo questo quello a cui pensa una donna innamorata, ovviamente! La Mazzucco prova a essere trasgressiva con il solo risultato della ridicolaggine.

Fortunatamente, la storia d’amore è solo una parte del romanzo: quando si parla dell’Afghanistan, al contrario, si è molto più coinvolti. Le descrizioni sono molto curate, e questo è un merito della scrittrice che riesce a catapultare i lettori nei gialli e torridi paesaggi afghani pur non avendoli mai visti. E’ da apprezzare anche tutto il lavoro documentario per quanto riguarda la descrizione dell’esercito e delle varie missioni. Tuttavia, ciò presuppone un lettore modello che si intenda di lessico militare e sappia di cosa si sta parlando, dato che anche gli escamotages narrativi alla fine di un capitolo per creare suspense, non ottengono il risultato sperato nel lettore medio, e invece che aumentare la tensione la abbattono completamente.

Il lettore viene a sapere della missione in Afghanistan e del passato di Manuela attraverso gli “homework” che lo psicologo le ha affidato. La narrazione si svolge su più piani temporali, tra flashback e flashforward; il narratore è esterno nelle parti che raccontano il presente, ma usa la focalizzazione interna (perlopiù il lettore vede ciò che vede Manuela) o multipla in alcune parti del testo, narratore in prima persona per il diario di Manuela e per le lettere che le lascerà Mattia. La Mazzucco si diverte a cambiare i punti di vista e a far mostra delle sue capacità narrative.

Lo stile non è all’altezza di tanta maestria: è scialbo, trascurato, noioso. Il lessico è piuttosto variegato e composito, si mescolano parole difficili e termini tecnici (sia medici che militareschi) a forme dialettali e volgari. Se ciò fosse fatto con coerenza e cognizione di causa, potrebbe funzionare bene, ma ad esempio, alla fine del romanzo, Mattia, che è stato sempre un tipo elegante, sofisticato e preciso, scade nel più becero stereotipo dell’uomo ricco e fedifrago, il quale afferma “mi è sempre piaciuto fare sesso nelle stanze d’albergo […]. Adoravo partire lasciando schizzi vischiosi di me sulle lenzuola, sugli asciugamani, sui tappetini”. Non si tratta di voler fare del moralismo (sebbene Manuela Paris ne faccia eccome, fin quando le fa comodo), ma tali descrizioni risultano forzate, finte, scritte da qualcuno che vuole uscire dagli schemi affrontando nel ventunesimo secolo il tema del sesso come se fosse ancora scabroso, con l’intento di sconvolgere. Ma da certe descrizioni non si resta sconvolti, si resta disgustati. La titolazione dei capitoli e la scelta di non usare le virgolette per i discorsi diretti appesantisce la lettura in modo indicibile. Per le prime duecento pagine si può dire che non accada quasi nulla, e la scrittrice avrebbe potuto risparmiare sè stessa, gli alberi e i lettori, invece di tediarli ai limiti della sopportazione. Il finale è deludente, sebbene la Mazzucco abbia cercato di dare un’impronta positiva.

Insomma, “Limbo” è un romanzo che affronta temi difficili e delicati, come quello della guerra, della disparità sessuale, della perdita, del problema dei reduci; alcune delle idee politiche messe in bocca qua e là a un personaggio o all’altro risultano molto interessanti e ottimi spunti per la riflessione. Tuttavia, restano tali, niente di piú che puntini sparsi nel testo, contornati da una moltitudine di parole noiose e banali. E’ un vero peccato, poiché c’erano davvero le carte in regola per creare un capolavoro, ma purtroppo, l’unico Limbo è quello in cui ci si trova quando si inizia a leggere questo romanzo e si fa parte di quella categoria di lettori che se inizia qualcosa deve finirla. Eppure ci sono state milioni di recensioni positive riguardo a questo testo. A questo punto viene da chiedersi: ma la gente cosa è abituata a leggere!?

 

 

credits