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16 ottobre 2017

Sostiene Pereira – La vigliaccheria non è più di moda

Sostiene Pereira – La vigliaccheria non è più di moda

Avete presente quando sentite nominare continuamente un libro, eppure non lo comprate e non cercate informazioni. E alla fine vi capita tra le mani. Il destino. Così è successo con Antonio Tabucchi e il suo celeberrimo Sostiene Pereira.

Sostiene Pereira è un breve romanzo che inneggia al coraggio e alla non omologazione, sembra fatto apposta per questi anni in cui di omologazione purtroppo si è circondati. Siamo in Portogallo durante la dittatura di Salazar. Pereira è un grasso giornalista cardiopatico, amante della letteratura francese che da anni svolge il suo lavoro con serietà ma senza alcuno slancio personale. Dopo un incontro con due giovani innamorati che militano segretamente nelle file dei Repubblicani spagnoli, scopre di essere molto di più di un semplice funzionario, scopre cosa vuol dire avere il coraggio delle proprie idee e sostenerle.

Troppo spesso la guerra civile spagnola (1936-1939) è stata liquidata dalla scuola italiana con la famosa frase “fu il banco di prova della Seconda Guerra Mondiale” e relegata ad una sola immagine: Guernica. Ma sappiamo veramente che cosa accadde? Siamo consapevoli della quantità di morti e ancor peggio delle situazioni in cui moltissimi spagnoli si trovarono a convivere nel dopoguerra? Oltre alla dittatura, alla repressione, ai finti aiuti al popolo (non dimentichiamo il silenzio della “neutrale” Gran Bretagna), la guerra civile spagnola fu orribile perché tutto venne insabbiato. Per gli spagnoli e i vicini portoghesi non ci fu un periodo di digestione, non era possibile piangere i caduti perché si trovavano in fosse comuni di cui era vietato parlare, figuriamoci aprirle.  E così avvenne che si conviveva con il nemico. Il figlio del nazionalista andava a scuola, al lavoro, in piazza, con il figlio del repubblicano a cui aveva sterminato la famiglia. Persino il grande poeta Federico García Lorca, uomo coltissimo, amante del popolo e della sua nazione, venne ucciso come un cane e ancora oggi non esiste un luogo dove poterlo salutare. Vorrei ricordare, tanto per dare un’idea di quanto questa dittatura ha affondato le sue radici nell’animo spagnolo, che a tutt’ora se un vostro parente è stato ucciso durante la guerra e chiedete allo stato il permesso di avere le sue ossa, come minimo vi ostacoleranno in tutti i modi.

Antonio Tabucchi, insegnante di Lingue e Lettratura portoghese ci lascia un piccolo memo, piccolo per il numero di pagine ma veramente notevole per il suo contenuto, ricordandoci che seconda alla vigliaccheria c’è solamente la rimozione delle colpe. Parlando di quel Portogallo malato e doppio giochista, che accoglieva ebrei in fuga ed esponeva bandiere nazifasciste, che si dichiarava neutrale rispetto alla guerra spagnola in atto ma lasciava passare armi dirette ai nazionalisti, egli parla un po’ di tutti noi e di quanto sia vile l’animo umano.

Antonio Tabucchi

Ecco che Pereira (magistralmente interpretato al cinema da Marcello Mastroianni) potrebbe sembrare un inetto, uno che vive alla giornata e che non vuole rogne, come chiunque, ma a poco a poco scopre quanto sia molto più umiliante nascondere la propria natura, fingersi qualcun altro solo per compiacere chi sta sopra di lui e crede di avere il potere di decidere della sua vita e del suo pensiero. Questa sembra una bella metafora per gli anni che stiamo vivendo, certo noi fortunatamente non abbiamo la guerra in casa (purtroppo non è neanche così lontana) ma tendiamo a diventare tutti uguali per comodità e paura invece di lasciare che ognuno di noi esprima se stesso e mostri quanta bellezza c’è nell’essere imperfettamente unici.

La quarta di copertina recita “La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro.” E Tabucchi sembra dirci proprio questo con il suo grasso Pereira: ribellatevi a chi vi vuole muti e assertivi e frequentate il vostro splendido futuro.

 

credits: immagine 1, immagine 2

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