Demolito dalla stampa e ignorato completamente dal pubblico, Ben Affleck registra un flop clamoroso con il suo quarto film “La legge della notte“, riportandoci così nostalgicamente- e con noi sicuramente anche il regista- al successo che invece ebbe con il thriller storico Argo.

Ispirato ad una storia vera, Argo narra del piano di salvataggio organizzato dalla CIA durante la crisi degli ostaggi creatasi in Iran del 1979. Quell’anno infatti il popolo iraniano, a circa un anno dallo scoppio della rivoluzione, riuscì a destituire lo Shah Mohamman Reza Pahlavi, richiamando al potere l’esiliato Ayatollah Khomeini. Il monarca trovò però rifugio negli USA, destando le preoccupazioni del popolo italian, che temeva che gli Stati Uniti stessero progettando di riporlo al comando, come per altro era già accaduto. Scoppio così una manifestazione davanti all’ambasciata statunitense a Teheran, che sfociò nell’assalto della stessa e della presa in ostaggio di 52 cittadini statunitensi.

Tra questi però sei riuscirono a fuggire in segreto, trovando rifugio nella vicina ambasciata canadese. Era dunque fondamentale trovare un modo per riportare in patria almeno questi sei, ricercati però in tutti il paese. Fu Tony Mendez, agente della CIA specializzato in missioni di infiltrazioni, che ebbe l’idea perfetta, per quanto assurda: sfruttando Hollywood, avrebbe riportato a casa i sei spacciandoli per una troupe cinematografica recatasi in Iran per la produzione di un film fantascientifico, genere in voga all’epoca (vedi Star Wars).

Con una storia del genere il pericolo dell’iperpatriottismo americano è senz’altro dietro l’angolo, ed effettivamente (ed inevitabilmente) ogni tanto Affleck spinge un po’ troppo su questo aspetto, senza mai però esagerare. Così otteniamo un film lineare e che riesce a tenere alta la suspence come un buon thriller dovrebbe sempre fare. Lo spettatore si ritrova infatti attaccato allo schermo, sempre all’erta perché da un momento all’altro il fragile piano potrebbe essere scoperto, e questa paura è resa perfettamente dalla regia di Affleck.

E seppur poi sia senz’altro la storia di partenza ad essere fuori dall’ordinario, tale caratteristica viene esaltata da una sceneggiatura lineare ed equilibrata, che rivela grande accortezza nella sua stesura e riesce dunque a stratificare varie tematiche, dai rapporti conflittuali tra Iran e Stati Uniti, alle frecciatine divertenti al sistema di produzione di Hollywood (“Quindi tu vuoi venire a Hollywood, e far finta che stai lavorando a un grande progetto senza realizzarlo, giusto? Allora hai scelto il posto giusto!“)

È dunque comprensibile per quale motivo il film ottenne ben tre Oscar nel 2013, tra cui il più ambito per il Miglior Film. E ricordandoci di questo successo (meritato), non possiamo far altro che vivere nell’illusione che anche il prossimo sarà all’altezza del precedente, ma evidentemente quello da poco uscito (dal 3 marzo nelle sale italiane) non è il film che stiamo cercando.


FONTI

Cineblog