“Barchetta-fantasma” è un racconto, o meglio una leggenda, all’interno della raccolta “Leggende Napoletane” di Matilde Serao, edita per la prima volta nel 1881. Il primo paragrafo si apre con una domanda rivolta a un ipotetico interlocutore, a cui la voce narrante chiede se conosce “questi giorni fangosi e sporchi, quando la Noia -si noti la maiuscola, chiaro riferimento al significato latino della parola- immortale prende […] la pesantezza opprimente della nebbia invernale”, cioè i giorni in cui la poesia e l’arte muoiono, costrette a nutrirsi di sé stesse e l’artista cerca invano l’aspirazione: “il sogno è scomparso”. Dopo la poesia, il tema immediatamente successivo è l’amore: la narratrice si rivolge al suo amato con una serie di appellativi quasi ossimorici:

“A te, fantasma fuggevole e inafferrabile, essere divinamente malvagio, umanamente buono, infinitamente caro, bello come una realtà, orribile come una illusione […] idea odiosa ed adorabile da cui parte ed a cui ritorna ogni minuto la mia vita!”; la domanda successiva fa riferimento al racconto che seguirà: “l’hai tu mai vista la barchetta-fantasma? L’hai tu vista, amor mio?”

Inizia poi la leggenda vera e propria: la situazione iniziale presenta Tecla, una nobildonna di altissima virtù, ma gelida e fredda. Ella è sposata a Bruno, ma senza amore. Egli, dal canto suo, tenta in ogni modo di conquistare la moglie, senza successo, e lei non si preoccupa nemmeno di celargli il suo disinteresse. Tuttavia, la sequenza successiva rompe l’equilibrio: Tecla si innamora di Aldo, con cui inizialmente non c’è alcun contatto oltre a quello dello sguardo -la Serao strizza l’occhio allo stilnovismo. La chimica è immediata, Tecla si strugge per notti e giorni pensando ad Aldo e nascondendo a Bruno la causa della sua mestizia. Aldo si fa vivo dopo una ventina di notti, e comincia la loro travolgente storia d’amore extraconiugale. C’è un’altra sezione descrittiva che precede la parte finale della leggenda: la narratrice indugia sulle “meste e bianche notti autunnali” e sulle “notti tempestose d’inverno“, che portano insieme al temporale un “delizioso ed infinito terrore“: serve per contrasto con i momenti che vivono gli innamorati. Attraverso l’amore si ha accesso ad un’esperienza di vita privilegiata. Mentre tutti gli altri temono l’inverno e il mare, gli amanti possono addirittura “sperare di morire” insieme “nel mare che li vuole“. Segue il dialogo tra Aldo e Tecla, che si trovano su una barca in mezzo al mare di Posillipo. Mentre si scambiano dolci parole e promesse d’amore, Tecla è preoccupata a causa del barcaiolo, elemento su cui si insiste più volte in poche righe, prefigurazione del destino che attende gli innamorati: il barcaiolo si rivela essere Bruno, che, furente di rabbia, fa capovolgere la barca e muore mentre gli amanti si scambiano un ultimo bacio appassionato.

Nella chiusa si ritorna alla cornice, con una nuova apostrofe all’amato: si narra che il fantasma di quella barca, con Tecla ed Aldo che si baciano e Bruno che si scaglia su di loro, sia ancora visibile, ma soltanto agli innamorati.

L’hai tu vista, la barchetta fantasma? O, sciagurata me, se fui io sola a vederla!”

Inizialmente questa leggenda veniva narrata in forma orale. Matilde Serao struttura il racconto su due piani narrativi: costruisce una cornice in cui viene presentata una giovane innamorata che si rivolge all’amato. In tal modo non solo la narratrice stessa gode di una condizione speciale, quale è quella amorosa, ma con la narrazione in prima persona si crea maggiore pathos nel lettore. Questo pathos è articolato in un climax crescente nella parte centrale, una tensione che si accentua con il crescere della passione amorosa, rappresentata a livello retorico con le ripetizioni, gli ossimori, artifici letterari di vario genere (tra cui anche il “nomen omen” di Tecla, che significa “cuore colpevole”). Il testo si fa concitato quando si scopre che il barcaiolo è in realtà il marito di Tecla, poi la tensione emotiva si scioglie con il ritorno alla cornice, ma l’angosciante ripetersi della domanda della narratrice al suo amato lascia al lettore quell’inquietudine tipica degli interrogativi di cui non si ha risposta.

Barchetta-Fantasma non è solo una leggenda romantica nel senso odierno, ma anche nel senso letterario del termine: le atmosfere sono cupe, nonostante sia ambientata nei pressi di Napoli, una città descritta come solare, i dialoghi avvengono sempre di notte, c’è il delitto passionale e ci sono gli spettri. La Serao scrive una perfetta novella gotica all’italiana.

 

 

Fonti:

Leggende Napoletane, Matilde Serao, 1881.

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