Quando si cerca di misurare l’effetto concreto degli eventi e degli spazi culturali, spesso ci si rifà all’aspetto di crescita, di arricchimento collettivo. Meno spesso si è consapevoli di quanto una realtà culturale può essere determinante dal punto di vista urbano.

Un luogo dove trovano spazio arte e cultura può cambiare il volto di un quartiere, di una zona, di una porzione di città. Può offrire molto di più di una – ancorchè meritevole – occasione di divertimento, riflessione ed evasione a chi sceglie di frequentarla. Un esempio vivido di questo, a Milano, è il Teatro Ringhiera ATIR. Da dieci anni si è infatti radicato in uno stabile nella periferia milanese, in via Boifava. Lo spazio circostante, precedentemente degradato e luogo d’elezione per lo spaccio, ha negli anni preso vita nuova. Il piazzale antistante si è fatto luogo di aggregazione, riempiendosi di colore, dedicato al giovane attore Fabio Chiesa, voluto a Milano da Serena Sinigaglia, anima e direttrice artistica di ATIR. Le sue peculiarità sono state quelle che hanno reso la sala del Ringhiera polo nevralgico della cultura milanese: attenzione al sociale, che si traduce in collaborazioni con differenti realtà, numerosi corsi, un variegatissimo ventaglio di iniziative di generi diversi, in una atmosfera libera e queer. Eventi resi realtà anche grazie alla disponibilità di uno spazio che si apriva a numerose possibilità, e che i milanesi hanno imparato ad amare. E cui dovranno imparare a rinunciare. Dopo dieci anni il bando del Comune di Milano per lo spazio è infatti scaduto, dando occasione di una nuova ispezione. Si è così venuto a sapere che le fondamenta dello stabile necessitano di “urgenti lavori di ristrutturazione”. Questo significa che, dal prossimo 3 ottobre, il Ringhiera sarà costretto a chiudere i battenti. La stagione del decennale, già pronta, sarà costretta a svolgersi altrove.

Un fulmine a ciel sereno che ha indubbiamente scosso sia l’assemblea dei soci, presieduta dall’attrice Chiara Stoppa, sia tutti gli affezionati spettatori. L’intraprendenza che li contraddistingue, però, emerge anche dal comunicato cui l’assemblea dei soci affida la comunicazione di quello che vuol essere un arrivederci e non un addio, perchè “i dieci anni di ATIR al Ringhiera non vogliono e non devono andare persi”. Le iniziative programmate negli spazi del teatro continueranno regolarmente fino alla data indicata dal comune, e altre ne saranno organizzate “per celebrare l’improvvisa partenza”. Ma cosa fare dal 4 ottobre in poi? Anche su questo, i soci del Ringhiera hanno le idee chiare:

“Insieme al Comune di Milano stiamo cercando spazi e soluzioni specifiche per continuare le nostre attività e faremo in modo, con l’aiuto della comunità, delle istituzioni e degli altri teatri milanesi, di proseguire in maniera nomade ma capillare sul territorio cittadino, portando avanti i nostri progetti nel quartiere che ci ha visto lottare e creare durante questi dieci meravigliosi e difficili anni”.

Un percorso che si preannuncia inevitabilmente complesso, ma sarà l’occasione per ATIR per dimostrare l’affetto che ha saputo creare attorno a sé. Un affetto che gli altri teatri milanesi hanno già dimostrato, ospitando pressoché tutti almeno una delle pièce di ATIR della prossima stagione nelle loro sale. Ora tocca agli amanti del teatro. A fare da guida e da saluto, le parole di Fernando Pessoa:

Di tutto restano tre cose:
la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.

Fonti: Comunicato Stampa, Fabio Chiesa