Chiunque di noi ha sicuramente provato un doloroso stato di malinconia nostalgica, quel tipo di tristezza che ci porta a pensare a qualcosa di irrecuperabile perché ormai passato o irraggiungibile. Forse però non conosceremmo nemmeno l’origine del termine “malinconia” se più di due secoli fa gli esponenti del Romanticismo non avessero ragionato in un modo nuovo sull’interiorità dell’Io e sui sentimenti.

“Sehnsucht” e “amore e morte” sono concetti fondamentali del movimento romantico prima tedesco e anglosassone, poi italiano, nato alla fine del Settecento. Il primo termine è difficilmente traducibile nella nostra lingua, solitamente viene trasposto in “desiderio del desiderio” o “male del desiderio”. Anche dargli una spiegazione è complesso: in particolare indica la sofferenza dell’individuo che tende sempre al sublime e all’assoluto, tentando di superare i limiti della realtà terrena. Spesso il soggetto, a causa del dolore sperimentato, si rifugia in se stesso talvolta desiderando anche la morte. Non è un caso che proprio l’Ottocento sia il secolo di una progressiva individualizzazione, sviluppatasi già con la Rivoluzione francese cominciata nel 1789. Connesso alla morte è anche il sentimento amoroso, non più quello platonico e razionale del Rinascimento ma carnale e passionale appartenente all’uomo romantico, capace di provare emozioni al limite ed estremamente profonde grazie a quella sua parte fortemente spirituale che l’Illuminismo aveva lasciato in secondo piano. Il Romanticismo, per riprendere il concetto di “amore e morte”, recupera molte opere di epoca medioevale dove spesso gli amanti decidono di suicidarsi a causa di un amore impossibile: possiamo ricordare come esempi “Tristano e Isotta” o “Romeo e Giulietta”. Nel secondo Romanticismo e per quanto riguarda l’Italia con Tarchetti, il legame tra Eros e Thanatos si accosta alla malattia fisica e alla follia: il sentimento amoroso acquista un carattere negativo ed illusorio. Spesso in questa seconda fase la tensione all’ideale muore e viene sostituita da una sua “brutta copia” o versione morbosa dell’amore stesso che diventa quindi patologia.

In conclusione, non sarebbe sbagliato pensare che questo sentimento di vuoto che noi moderni percepiamo spesso nella nostra vita, sia figlio diretto di questa infinita sofferenza di cui scrivevano intellettuali come Goethe ne “I dolori del giovane Werther”. Forse, per comprendere la nostra percezione della realtà, sarebbe il caso dunque di guardare per un attimo al passato in modo da ritrovare le radici del pensiero e del vivere post-moderno.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Romanticismo

https://it.wikipedia.org/wiki/Sehnsucht_(romanticismo)

https://it.wikipedia.org/wiki/Amore_romantico

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