La rabbia è un meccanismo di protezione che ci segnala che c’è qualcosa che non va, una reazione di insoddisfazione intensa, suscitata generalmente da una frustrazione che ci riguarda e che giudichiamo inaccettabile. La nostra rabbia ci mette a conoscenza del fatto che ci fanno del male, che i nostri diritti vengono violati, che i nostri bisogni e i nostri desideri non sono soddisfatti.

Fin dall’infanzia ci viene inculcato che esprimere la propria rabbia è qualcosa di sbagliato. Spesso associata all’aggressività, infatti la rabbia potrebbe portarci a compiere azioni dannose che potrebbero ferire chi ci circonda. Importante però è considerare che la rabbia, più che essere negativa, lo diventa nel tempo, cioè quando, tendendo a implodere, facciamo del male prima di tutto a  noi stessi. Reprimendo la nostra ira, aumenta la possibilità che questa venga fuori in situazioni o con persone che poco avevano a che fare con l’origine del nostro malessere e sarà anche più probabile prendersela con chi è più debole di noi, per avere un certo senso di potere. È fondamentale dunque, per la nostra salute psico-fisica, imparare ad esprimere la collera in maniera costruttiva ed appropriata.

Imparare a manifestare la propria collera significa trasformare una reazione distruttiva in qualcosa di più costruttivo e sicuramente più utile per noi e per gli altri. Un primo passo per scaricare preventivamente le proprie tensioni può essere parlare con un amico, per far affievolire il primo moto di collera, senza contare che quell’amico, esterno alla vicenda, con cui ci stiamo aprendo potrebbe suggerirci un modo diverso di guardare le cose. Successivamente si passa alla fase in cui si fa maggiore chiarezza: porsi domande su cosa ha scatenato la nostra rabbia, se l’interlocutore ha agito volutamente e se la situazione merita di essere presa di petto o sdrammatizzata, è sicuramente un modo per avere una visione più ampia della situazione che ci sta causando ira. E infine esprimersi, in maniera assertiva e non accusatoria. Lo psicoterapeuta Thomas Gordon ha elaborato il principio dei “messaggi-io”, che si basa nel trasformare tutte le azioni esterne che ci hanno suscitato collera in sensazioni interne. Di conseguenza un “tu hai fatto…” si trasforma ad esempio in “mi sono sentito…”. L’obbiettivo è quello di ridefinire la relazione con l’altro non permettendo che la rabbia ci permetta di distruggerla.

Se siamo soli però, permettiamoci il lusso di parlare ad alta voce, di urlare, di lanciare e colpire cuscini. Dopo aver fatto ciò in un ambiente sicuro non avremo più paura di compiere un atto distruttivo e forse sapremo meglio chi siamo davvero, perché come diceva Henry Beecher “Un uomo che non sa come arrabbiarsi non sa come essere buono”.

Fonti: www.wmra.it

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