Diventata famosa in tutto il mondo con “Royals” e l’album di debutto Pure Heroine (2013), l’artista neozelandese Lorde, nome d’arte di Ella Yelich-O’Connor, è pronta a tornare con Melodrama, un lavoro che si prospetta piuttosto diverso dal primo e che uscirà il prossimo 16 giugno.

L’album è frutto di un lavoro durato un anno e mezzo in collaborazione con l’autore e produttore Jack Antonoff ed è stato descritto da Lorde come un concept album che racconta una festa notturna in tutte le sue sfaccettature, quelle più allegre e quelle più brutte. È un album sull’essere soli, infatti è stato scritto in seguito alla fine della relazione con il suo fidanzato storico, ma non per questo è un album deprimente, anzi. Lorde ha dichiarato in diverse occasioni di aver scoperto tanti lati positivi dell’essere single e che le pene d’amore le hanno permesso di raggiungere un maggior grado di connessione con la musica, di vedere le cose sotto una luce diversa.

Da Melodrama sono già stati estratti un singolo, “Green Light”, e due tracce promozionali, “Liability” e “Perfect Places”. Il primo brano è una break-up song dal ritmo deciso che invoglia a ballare, il secondo è una ballata malinconica e molto emotiva, il terzo ha toni alquanto dark e pessimisti ed è la traccia che chiude l’album. Durante recenti esibizioni hanno fatto il loro debutto anche altre canzoni: l’energica Homemade Dynamite”, l’aggressiva Sober” e la ballata che dà il titolo all’album.

L’album pare così diviso in due parti: quella focalizzata sui momenti di euforia tipici di una festa e quella relativa ai momenti di solitudine e riflessione su sé e gli altri. Questa dicotomia è rappresentata anche nella cover dell’album, un ritratto di Lorde realizzato da Sam McKinniss, in cui è presente un forte gioco di luci ed ombre e di contrasto tra colori freddi e colori caldi.

Le aspettative sono altissime, visto l’enorme successo dell’album precedente e la lunga attesa per questo nuovo disco, ma Lorde sembra essere molto soddisfatta del risultato finale, quindi speriamo di esserlo anche noi quando lo ascolteremo per intero.

Fonti:

www.nytimes.com

www.rollingstone.com

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