Sono i nonni – quelle persone da cui andavi al ritorno da scuola. La mamma era a casa, ma tu decidevi comunque ti trascorrere la giornata da loro.

Eri ancora piccola, ma loro, per merenda, ti davano un buon calice di vino per accompagnare il pane con la nutella. “Fa buon sangue!” – dicevano.

Ti insegnavano a giocare a carte e si arrabbiavano perché, dopo anni di dure battaglie, non lasciavi loro mai una vittoria. “Basta! Non gioco più con te!” – dicevano. Ti divertivi moltissimo quando accadeva.

Ecco i nonni – quelle persone che ti aiutarono a formare i primi malloppi di soldi grazie a tutte quelle volte che, sottobanco, ti passavano qualche moneta. Ti sentivi la bambina più ricca del mondo e correvi a metterli via in un posto nascosto dove nessuno avrebbe potuto scoprirli. Quello era il nostro segreto e guai a dirlo a qualcuno (soprattutto al papà!)

È impresso nella memoria il ricordo di quanto rideva il nonno quando gli davi quei baci rumorosi e quanto ti faceva male quando ti prendeva le guance stritolandotele come se non ci fosse un domani.

Li guardavi incuriosita e affascinata mentre raccontavano le loro avventure giovanili, ridendo tra sé per qualcosa che, forse, non potevano dirti. Raccontavano il loro primo incontro, il nonno latin lover, il matrimonio che è durato quasi sessant’anni e l’esperienza della guerra. Non bastava di certo una vita per tutte le loro storie.

E poi, ti ritrovi lì. Guardi ancora la nonna che continua a raccontare qualcosa di lei e continua ad affascinarti dopo tutti quegli anni. Sei consapevole di imparare sempre qualcosa e questo ti rende estremamente felice. Questo è il ricordo che ho di loro. Questo è il mio ricordo.

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