La moda è futile. Queste sono le parole che vengono utilizzate più di sovente per definire questo mondo. È vacua, superficiale, effimera, riguarda qualcosa di tanto veloce quanto leggero. La verità è che è davvero così, la moda presenta tutte queste caratteristiche, ma allo stesso tempo implica anche riflessione, storia, denuncia, ribellione sfacciataggine, economia. Si compone di una miriade di sfaccettature per cui è impossibile catalogarla ed etichettarla.

La moda rappresenta un sistema complesso, una macchina imperfetta dagli ingranaggi in costante movimento. Sebbene faccia riferimento ad un continuo gioco di tendenze e fogge passeggere, è forse l’unico elemento che ci permette di analizzare gli eventi da numerosi punti di vista.

Non vi è nulla che rappresenti la società e la civiltà meglio della moda. Non a caso Simmel la definiva il “sigillo della modernità”, proprio a voler sottolineare lo spirito della moda come perfetto catalizzatore degli animi della popolazione sociale e urbana. È infatti uno strumento che permette di ripercorrere il tracciato della storia, del costume, dell’economia come un perfetto marchingegno antropologico.

La moda come la conosciamo oggi prende avvio intorno al XII e XIII sec., quando prima si faceva riferimento al costume. In questo momento inoltre si evidenzia uno stretto legame tra l’abbigliamento e l’opulenza. Il vestito diventa simbolo di una divisione dei ceti, i ricchi e i poveri.

Lentamente questo meccanismo si sfalda e la moda acquisisce tratti che potremmo definire quantomeno moderni, ovvero si trasforma in elemento identitario e motore di mercato. Si configura come la massima espressione dell’io e dell’identità: un determinato stile e modo di abbigliarsi permettono di comunicare; parliamo della molteplicità dell’io che si esplicita attraverso il codice vestimentario. Allo stesso tempo, la moda è un vero e proprio mercato, che crea posti di lavoro – lavoro che richiede impegno, sforzo, energia e passione – e che fa girare l’economia. Non a caso è uno dei settori che subiscono meno i momenti di crisi e che riflettono i successi economici del paese produttore.

La moda è una galassia complessa e, nel XXI secolo, è traduzione e interpretazione di una cultura condivisa.

Risulta pertanto errato e anacronistico commentare l’argomento della moda come mera futilità poiché si rischierebbe di eliminare gli effetti che ha sul mondo intero. Ed è buffo pensare a persone semplicemente abbigliate che ritengono di aver fatto scelte al di fuori della moda quando in realtà vi entrano in pieno, per il fatto stesso di indossare dei capi. Per citare Tim Edwards:

“Uno dei problemi principali che ci poniamo studiando la moda è chiarire cos’è e cosa non è: stile, design, abiti, ornamenti, cambiamenti e gusto sono tutti elementi che ne fanno parte, ma non sono sinonimi”.

La moda è precisa leggerezza, un centro in cui si amplificano gli impulsi e in cui vengono coinvolti tutti gli ambiti e tutte le categorie della vita sociale.

Fonti: Simmel, La moda; Maria Luisa Frisa, Le forme della moda; Alessandro Saggioro, Simbologia del vestire.

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