Tre fratelli, in cerca del padre, ripercorrono i luoghi della loro infanzia riscoprendo il rapporto che negli anni stavano perdendo.

Carlo Verdone, nei panni di regista e di interprete, realizza nel 1992 la commedia on the road Al lupo al lupo, in cui inserisce fatti a lui realmente accaduti, unendoli ad una narrazione non troppo malinconica quanto, invece, divertente.

Gregorio (Carlo Verdone), Livia (Francesca Neri) e Vanni (Sergio Rubini) sono i tre protagonisti della pellicola, i tre fratelli Sagonà, preoccupati per la scomparsa del padre, mettono da parte anni di invidie e litigi per ritrovarlo.

Mario Sagonà (Barry Morse) non è stato il migliore dei padri e nemmeno il migliore dei mariti, ma è stato un grande scultore, pittore e poeta: l’essere un uomo di grande fama porta i figli a volerlo cercare da soli per non rischiare che questo passi per un povero vecchio smemorato che ha smarrito la strada di casa.

Prima tappa della ricerca è la casa in campagna che Livia e Vanni trovano trasformata in una discoteca per una delle serate di Doctor Music (nome d’arte di Gregorio).

 

Passata la frustrazione e i primi litigi, i tre, trovano il quaderno di poesie del padre in cui ne spicca una:

“Vorrei poter un giorno

morire senza morte

sotto le cascate bianche

che vita infusero alle mie mani

per visi e corpi e forme alate

che non amerò più”

 

Una poesia che solo uno scultore potrebbe concepire e la cui importanza viene rivelata solo al termine del film.

Punto focale della pellicola sono le diversità tra i tre fratelli che minano il loro rapporto fin da bambini.

Gregorio, il maggiore, è la pecora nera della famiglia, il più scapestrato tra i tre, quello che infrange i sogni del padre lasciando lo studio del violino per darsi alla console da dj, quello che nei filmini di famiglia prende un ceffone dopo l’altro; in perenne attrito con Vanni, pianista dalle grandi doti, il figlio perfetto che non riesce a concepire lo stile di vita del fratello maggiore mentre tenta di seguire con cura il padre e poi la sorella Livia, la più piccola della cucciolata, quella la cui vita è un intreccio sentimentale tra il marito, l’amante e la figlia che ha paura di perdere. Ma durante la ricerca del padre i tre si riavvicinano tra un litigio e uno scherzo fino a essere, finalmente, complici.

Il culmine della loro riappacificazione avviene quando i tre, dopo essersi messi l’anima in pace e aver rinunciato a trovare il padre sapendo che stava bene, si ritrovano alla serata organizzata da Doctor Music dove, tra qualche scappatella e dei balli scatenati, finalmente si divertono insieme rinunciando ai dissapori che avevano caratterizzato il loro rapporto fino ad allora.

Il finale poetico: il ritratto dei protagonisti rappresentati come quando erano bambini, è la conclusione perfetta di una pellicola ben riuscita all’insegna dell’amore fraterno.


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