Non capita raramente che una grande firma della moda decida di rendere ancora più “artistica” una sua collezione, sfociando spesso nel ridicolo, nell’opulento o nel grottesco.  Possiamo citare, per esempio, la collezione di Dolce&Gabbana della primavera-estate 2014, dove sugli abiti – ma anche altri capi d’abbigliamento – la famosa maison italiana aveva fatto stampare foto di rovine di templi greci e romani o di leggeri quadri nipponici.

La scelta della fashion house fu molto contrastata e derisa, tuttavia a tre anni di distanza c’è chi ha voluto riprendere un’esperienza simile, questa volta dalla FranciaLouis Vuitton infatti si è persino rivolta a Jeff Koons per la sua speciale collezione. L’artista in questione è molto famoso tra quelli contemporanei proprio per il suo reinterpretare i grandi classici del passato, in particolare quelli rinascimentali, portandoli su oggetti d’arredamento o d’uso quotidiano odierni o riproducendole su larga scala, tutto completamente a mano: è ciò che la maison d’oltralpe chiama Gazing Ball Paintings. In occasione della sua collaborazione con la casa francese, Koons, a differenza degli italiani, non ha riprodotto le opere sui vestiti, bensì sugli accessori, concentrandosi su borse e zainetti.

Ecco, quindi, come in tutti gli atelier di Louis Vuitton sia possibile comprare uno zainetto rappresentante la Monna Lisa di Leonardo Da Vinci

Louis Vuitton x Jeff Koons

O una borsa con  Campo di grano con cipressi di Vincent Van Gogh

Louis Vuitton x Jeff Koons

O, ancora, un borsone per palestra con Caccia Alla Tigre di Peter Paul Rubens

E non mancano nemmeno Tiziano e Fragonard a completare il lotto: ognuno di loro vede la sua opera rappresentata sia su una borsetta, sia su un borsone, sia su uno zainetto. Così, per non scontentare nessuno!

Passeggiando per i centri e le gallerie di Milano, Firenze o Napoli potrete quindi imbattervi in masse di turisti di tutto il mondo, compresi gli immancabili asiatici, intenti a fare decine di fotografie alle animate vetrine degli atelier di Louis Vuitton. Non c’è che dire: il trash, derivante quasi “giocattolosa” del kitsch, hanno trovato in questo secolo il loro periodo d’oro: se prima ci si accontentava di trovare le opere più famose su tazze, tazzine, magliette, penne, quaderni e quant’altro, ora le grandi firme hanno voluto creare un “trash di lusso“, cioè pensando sempre di creare dei souvenir ma destinandoli a un pubblico più ricco e ristretto, oggi costituito dall’ascendente potenza cinese.

FONTI: it.louisvuitton.com; vogue.com

Foto: dell’autore; vogue.com; it.louisvuitton.com