Quando pensiamo alle commedie spagnole subito ci vengono in mente i titoli dei lavori di Almodovar, ma ovviamente lui non è l’unico regista e sulla scena si sta imponendo il giovanissimo Eduardo Casanova classe ’91.

Pelle è il suo primo lungometraggio, anche se dura meno di un’ora e mezza, ha già alle spalle diversi corti che l’hanno fatto contraddistinguere. In questo social drama con sfaccettature comiche e paradossali, siamo catapultati in un mondo grottesco dai colori pastello in stile Wes Anderson e dalle storie d’amore che Banderas interpretava, prima di fare il panettiere, mugnaio o custode del mulino.

I veri protagonisti di Pelle sono otto e tutti hanno delle deformità o delle stranezze più o meno raccapriccianti: chi ha l’ano al posto della bocca, chi ha la pelle sciolta, chi è cieco, chi si innamora delle deformità altrui, chi non riconosce il proprio corpo, chi è un pedofilo,etc.

Ogni personaggio ha una sua profondità psicologica caratterizzata da un episodio emblematico della propria vita che qualifica poi il suo stato mentale, i suoi atteggiamenti ed ovviamente le scelte che compie. Eduardo Casanova ci mette davanti i fatti del mondo che forse ci siamo dimenticati o troppo spesso ignoriamo. Le persone con disabilità o semplicemente non conformi al 51% della popolazione ritenuta “normale” hanno una vita che dipende strettamente da questa percentuale che determina questa supremazia. La discriminazione è stemperata dai colori pastello, ma arriva comunque a colpirci e a darci fastidio, a farci sentire scomodi nella nostra impotenza.

Sul profilo Instagram del regista le varie versioni della locandina di Pelle sono state censurate; chi si approccia a questa pellicola oltre ad avere uno stomaco forte deve avere un cinismo in grado di fargli digerire le violenze, psicologiche e non, disseminate dall’inizio alla fine.

Ecco il trailer:


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