Quattro deputate del PD hanno presentato una proposta di legge, attualmente sottoposta all’esame della Commissione del lavoro, per istituire il congedo mestruale: un congedo di massimo tre giorni al mese per chi soffre di dismenorrea, un ciclo mestruale tanto doloroso da risultare invalidante per il 30% delle donne, ovviamente previo certificato medico.

La notizia ha sollevato scetticismo e preoccupazioni paradossalmente proprio tra chi dovrebbe trarne beneficio, le donne infatti temono di essere ulteriormente penalizzate dal punto di vista dell’accesso al mondo del lavoro e nell’avanzamento di carriera.

Ma è una paura fondata? In Italia la figura femminile è ancora soggetta a discriminazioni basate sul sesso?

Nonostante il lungo e importantissimo percorso che va dall’entrata delle donne nel mondo del lavoro durante le guerre, alla loro attiva partecipazione alla Resistenza, per poi giungere alla Costituzione della Repubblica che sancì l’effettiva parità dei diritti e infine alla formazione di associazioni che negli anni hanno lottato e lottano per ottenere importanti libertà civili, oggi non si è ancora raggiunta una totale parità tra i sessi.

L’occupazione femminile, in particolare, presenta delle criticità strutturali.

Il rapporto annuale “Mamme Equilibriste” di Save the Children mette l’Italia al 117° posto su 144 a livello mondiale per il divario di genere in relazione al mercato del lavoro e altri dati non sono meno allarmanti: le donne tra i 25 e i 49 anni sono occupate per il 57,9% contro il 72,9% di uomini.

Per incentivare l’accesso delle donne al mondo del lavoro servirebbero più politiche mirate, magari degli incentivi fiscali legati alle assunzioni femminili.

Ai problemi politico-sociali si aggiungono anche dei retaggi culturali che andrebbero rimossi, ad esempio la responsabilità della cura della casa, dei genitori anziani ed il ruolo di educatrici dei figli spesso gravano in toto sulle spalle della donna, che per di più deve sopperire ad un welfare carente da questo punto di vista.
Conciliare questi compiti con l’attività lavorativa è una difficoltà da cui molti uomini sono esentati.
Una manovra recentemente promossa per aiutare a rompere questa dinamica è l’introduzione del Congedo di Paternità, che mira a bilanciare la divisione dei doveri e migliorare così la qualità di vita delle donne.

Non è solo l’accesso al mondo del lavoro a risultare difficoltoso per una donna ma anche il raggiungimento di posizioni di vertice in quanto, a parità di capacità e qualifiche, un avanzamento di carriera risulta molto più probabile per un uomo.
Le quote rosa sono degli strumenti che, per quanto presentino degli aspetti non positivi visto il dover ricorrere a misure coercitive per poter avere delle donne in posizioni dirigenziali, sono necessarie al fine di spezzare una situazione di monopolio maschile che tende a preservarsi e, al contrario, aprire a una competizione più ampia.

Contratti precari, disparità salariali, mancate assunzioni nel timore dei costi della maternità sono la prova di quanta strada si debba ancora fare per una vera parità tra i sessi. Promuovere l’educazione e la sensibilizzazione culturale su questi temi, anche attraverso il ruolo formativo delle scuole, è importante affinché il valore delle donne sia compreso e la loro assunzione sia considerata una risorsa ed un investimento.

Fonti:

www.rainews.it
www.economia.rai.it

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