Nel 2015 Facebook ha messo in chiaro quali siano le sue normative per quanto riguarda il nudo e la pornografia, e udite udite: postare immagini di nudo artistico è consentito. Ma allora perché ogni giorno vengono segnalate e successivamente cancellate decine di immagini di quadri che mostrano un seno o le natiche?

La pagina dedicata all’arte “Be Art”, che conta quasi 500.000 seguaci, si è trovata più volte a fare i conti con questa situazione, tanto da dover ricorrere a censure. Un esempio è quello del quadro Le tre età della vita di Gustav Klimt dipinto nel 1905. L’immagine originale mostra una donna con una bambina in braccio che va a coprire solo uno dei due seni. Per evitare segnalazioni l’amministratrice della pagina è andata ad aggiungerne un’altra piccola figura in modo da coprire completamente le nudità.

Il problema è che Facebook considera arte non quel che lo è davvero, ma solo quello che pensa che lo sia. Per questo motivo un docente francese si era visto bloccare il proprio profilo dopo aver condiviso il dipinto L’origine del Mondo di Gustave Courbet. L’opera “incriminata” rappresenta l’organo genitale femminile in modo molto accurato e realistico, una descrizione quasi anatomica. Ma se tale immagine può essere esposta in uno dei musei più famosi e frequentati del Mondo, il Musèe d’Orsay, allora perché non può essere pubblicata su un social network?

La censura non colpisce solo il mondo virtuale, ma anche quello reale. Un caso molto polemizzato risale all’inizio del 2016. In occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani ai Musei Capitolini tutte le statue “nude” sono state nascoste dietro pannelli bianchi come segno di rispetto per la cultura iraniana.

Censurare un’opera d’arte non equivale a violare la sua natura? Perché gli utenti segnalano i nudi artistici sui social network? Vengono davvero sconvolti dalla visione dei seni della Venere di Botticelli o si tratta semplicemente di falso perbenismo?

Credits:

Fonti: studi e riflessioni dell’autrice

foto: www.pinterest.com