Negli ultimi giorni è tornata alla ribalta una questione già da tempo molto dibattuta. Si tratta dell’obbligatorietà della vaccinazione per l’accesso agli asilo nido per i bambini nella fascia d’età tra i 0 e i 5 anni.

I primi dissensi arrivano dal Movimento Cinque Stelle che ritiene assurdo come il diritto di frequentare gli asili nido sia vincolato dalla copertura di vaccinazione. In altre parole, per il leader Beppe Grillo e i suoi sostenitori, l’obbligatorietà della vaccinazione non può essere la conditio sine qua non per l’accesso e la frequenza degli asilo nido. Di tutta altra posizione, invece, il PD che sembra avallare la proposta di legge presentata lo scorso 22 dicembre dal capogruppo SEL Marco Grimaldi. La legge sarà discussa il prossimo trimestre dalla Commissione Sanità, Grimaldi e il portavoce del Pd in commissione Paolo Alemanno.

Vaccinazione

Nello specifico, la legge in questione vuole vincolare, nella fascia 0-5 anni, la somministrazione dei quattro vaccini oggi classificati come ‘obbligatori’: difterite, tetano, poliomelite, epatite B. Questa legge, almeno a livello locale, è già stata approvata dalla regione Emilia Romagna. Lo stesso vorrebbe fare la regione Piemonte che si è mostrata favorevole alla proposta di legge, provocando l’ira della città di Torino, ferma su tutt’altra posizione. Oltretutto, l’idea sarebbe quella di estendere l’obbligatorietà della vaccinazione anche a quei vaccini considerati ‘raccomandati’ e non obbligatori, rendendoli così tutti ugualmente vincolanti per l’accesso al nido. In particolare si tratta di pertosse, meningite, parotite, rosolia, varicella, Papilloma virus, rota-virus  e morbillo. Su quest’ultimo, in particolar modo, si è molto discusso ultimamente per i diversi casi registrati proprio nella regione Piemonte: una malattia infettiva, quella del morbillo, che sembra essere ricomparsa in maniera preponderante e che già fa pensare ad un rischio epidemia. Solo in Italia si contano ben 1.920 casi, stando anche ai dati più recenti pubblicati dal bollettino del ministero della Salute.

Come si diceva, l’Emilia Romagna è una delle poche regione ad aver già predisposto delle linee guida per ogni città che prevedono la somministrazione di almeno una dose entro i 6 mesi di vita; due dosi entro il primo anno di vita  e tre dosi entro i primi 18 mesi di vita. Pertanto ogni comune dovrà acquisire, previo consenso da parte dei genitori, tutte le informazioni necessarie riguardanti lo stato di vaccinazione dei figli che sarà comunicato alle scuole.

Nel frattempo, l’opinione pubblica, come di consuetudine, si divide: la vaccinazione può essere un fattore discriminante per l’accesso agli asili nido oppure no? Si tratta della salvaguardia della salute di tutti o è la violazione di un diritto? L’obbligo dei vaccini va contro il diritto all’istruzione?

FONTI: Corriere Della Sera