Ci troviamo oggi nell’era della società 2.0, ovvero un mondo regolato – o dominato, se si vuole – dalla tecnologia. Questo aspetto non poteva non investire la moda che è lo specchio d’eccellenza del mondo. E il tutto, a detta di alcuni, era cominciato con alcune iniziative da parte dei designer di trasmettere in diretta streaming le proprie sfilate sui social (non dimentichiamoci della sfilata del 2015 di Dolce&Gabbana che ha visto le modelle in passerella scattarsi dei selfie).

Risulterebbe dunque anacronistico e anche errato rifiutare di vedere una situazione quanto più chiara oggi: la moda è social. A confermare questa affermazione ci pensano le figure, ormai specializzate, di fashion blogger e fashion influencer, che si muovono sulla rete e dettano le nuove regole della moda.

Si tratta di personalità nuove, che hanno conquistato un posto nella irta scala della fashion élite: non è raro trovare personalità come Chiara Ferragni o Bryanboy seduti in prima fila a importanti show accanto a giornalisti del settore. E proprio questi giornalisti hanno aspramente criticato l’attività dei fashion blogger accusandoli di causare “la morte dello stile”. È pur vero che l’accusa da parte del giornalista trova alcune ragioni di fondo, ovvero un professionista e uno studioso si trova improvvisamente affiancato da qualcuno che è stato catapultato nel settore in maniera del tutto amatoriale. Dall’altra parte, tuttavia, non si può, oggi, non fare i conti con le nuove realtà che emergono. Non si può fare finta che non esistano e non si può negare che ci siano e che funzionino.

Fonte

Risultano essere uno strumento molto potente, specialmente per aziende e brand che li utilizzano quasi come un cartellone pubblic­­­itario. ­­­­Infatti dietro una presunta autonomia ci sarebbe in realtà un piano di business ben preciso, come spiega Marco Marranini, responsabile dello sviluppo del business Instabrand, un’agenzia che si occupa di studiare fenomeni in ascesa sui social: “In molti, brand compresi, scambiano l’influencer per una pagina pubblicitaria bianca su cui si può scrivere quello che si vuole. Non c’è nulla di più sbagliato […]”. Veri e propri manifesti viventi che si assumono il compito di attuare una pubblicità chiara e diretta per il marchio che sembra comunque funzionare. Lo dimostra il gran numero di seguaci, o follower, che li idolatrano come star: Chiara Ferragni, per esempio, conta su Instagram 9,3 milioni di follower.

Il numero di “fan”, però, non è l’unico parametro di scelta del blogger/influencer come testimonial. Se un tempo la scelta era maggiormente basata su canoni come bellezza o simpatia, oggi ci si basa su dati molto più statistici, dall’interazione (o engagement) che si ha con i follower, alle tecniche utilizzate per guadagnarne di nuovi, fino ad arrivare alla tipologia di post pubblicati e al linguaggio utilizzato. Un ingranaggio ben studiato per non lasciare nulla al caso.

Non si può stabilire quale sarà il futuro dei fashion blogger, ma una cosa è certa: rappresenta la più vera contemporaneità della moda e del mondo intero.

Fonti: www.repubblica.it; www.ilpost.it

Images: copertina