Il Movimento Arturo è un finto movimento politico nato per scherzo durante la trasmissione di RAI3 Gazebo.
Il celebre disegnatore Marco Dambrosio “Makkox”, seguendo la formazione del movimento democratico progressista ad opera degli scissionisti del PD, ha cercato di suggerire un nome vincente per la nuova forza politica: così è nato il Movimento Arturo.
Una volta scoperto che il nome scelto per il movimento di sinistra, ignorando i “consigli” di Makkox, è stato Articolo UNO, Gazebo gli ha lanciato una sfida, scommettendo che Arturo sarebbe riuscito ad avere più followers.

Il gioco è tanto piaciuto agli utenti che non solo il Movimento Arturo ha surclassato i seguaci di Articolo UNO ma è diventata la quarta forza politica sui social con, attualmente, circa 54.392 followers su Twitter, dietro solo a Movimento 5 Stelle, PD e Forza Italia.

L’esperimento continua ad avere successo e si moltiplicano gruppi in tutta Italia: dal Mov.Arturo5Terre, al MovArturoPistoia, al MovArturoPalermo e così via, numerosissimi, conquistando tutto il Paese e non solo, perfino all’estero nascono MovArturoSouthLondon, Mov Arturo Portugal, fino anche Mov.Arturo Islanda, per poi aggiungere le infinite associazioni come Artura la voce delle donne del movimento Arturo, o Mov.Arturo Giovani..

Come ogni Movimento che si rispetti, anche il Movimento Arturo ha indetto le primarie per eleggere il suo leader. I contendenti sono stati gli autori: il vignettista Makkox, il conduttore Diego Bianchi in arte Zoro e il giornalista Andrea Salerno.

Sono fioccati, fino al termine ufficiale del 29 aprile, i video con le modalità di voto più originali: chi ha intonato inni al suo favorito, chi ha costruito tre pupazzetti e ha scelto in base a quello afferrato dal suo bimbo e tanti altri ancora. Il vincitore però non è ancora stato svelato e si dubita che sarà mai proclamato.

Al di là del “cazzeggio liberatorio”, come è stato definito dal trio del comitato centrale, il boom di Arturo sulla rete fa dell’ironia verso il modo moderno di fare politica. Oggi una buona parte del dibattito pubblico si svolge sul web a forza di hashtag, e tutti gli esponenti politici, nonché le istituzioni,  hanno un proprio profilo social. Se da un lato questi mezzi possono favorire il contatto tra i cittadini e la politica, bisogna però fare attenzione a non ridurre i contenuti dei programmi dei partiti, gli interventi ufficiali o i problemi del paese ad un post che, per quanto incisivo, non può che essere breve e superficiale.

Tra primarie fake, battute e slogan come “Dobbiamo essere tutti più arturiani”, il Movimento di Gazebo, come riconosce anche Giuseppe Civati, “contiene un messaggio non banale”.

 


Fonti:
www.adnkronos.com
www.termometropolitico.it
www.raiplay.it

 

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