L’ex presidente di uno Stato straniero viene in visita a Milano. Un evento certo non comune, ma, a ben vedere, non poi così raro. Certo, se la Nazione sono gli USA l’appuntamento assume una certa rilevanza, ma non guadagnerebbe più di alcune pagine sui giornali e di qualche servizio in TV. Però se l’ex presidente americano è Barack Obama è tutta un’altra cosa. La visita diventa l’argomento del giorno.

Nei giorni scorsi infatti su tutti i media si è fatto un gran parlare della visita di Barack Obama a Milano, di cui è stato seguito ogni passo. Forse quello che è rimasto più in ombra è stato proprio il motivo per cui è venuto a Milano: giornali, radio e TV infatti come hanno raccontato la visita? Il primo aspetto su cui si sono concentrati sono state le misure di sicurezza eccezionali con cui il suo arrivo è stato preparato. Questo non stupisce: il topos della “visita blindata” è particolarmente comune in questi casi, perché crea comunque un effetto d’attesa per l’arrivo di una personalità tanto più importante quanto più sono eccezionali le misure di sicurezza. Parlare delle straordinarie misure di sicurezza inoltre è anche funzionale ad accreditare quel clima di insicurezza collettiva che la narrazione dei media fa aleggiare continuamente con gli spettri del terrorismo, delle violenze e dei vari casi di cronaca. Ma è una volta arrivato che si sono viste particolarità interessanti a livello di racconto mediatico. Come se si trattasse di una rockstar, molto si è detto sul costo del biglietto necessario per partecipare alla sua conferenza. Forse ciò che è rimasto di più nell’immaginario collettivo è proprio quell’esorbitante costo di 850€ a persona. A quanto effettivamente detto poi è stato riservato invece poco spazio: solo qualche nota di rito sull’importanza di una corretta alimentazione e di azioni a salvaguardia del pianeta.

Insomma, come per le rockstar più “in” del momento ciò che conta maggiormente sembra essere la costruzione del personaggio. Per esempio: sulla cena del primo giorno a Milano, tanta attenzione è stata dedicata al “chi c’era” e al “come era vestito”. E a visita finita, in alcuni articoli fa capolino anche la parola tour: la trasformazione in rockstar è ora completa.

Fonti: milano.corriere.it, ilfattoquotidiano.it, deejay.it, lastampa.it, milanotoday.it, iodonna.it, milano.repubblica.it, ilmessaggero.it

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