Prima di essere l’autore de “il signore degli anelli”, J.R.R Tolkien fu un grandissimo studioso di letteratura medievale e un linguista. Fu professore di lingua e letteratura inglese medievale all’università di Oxford e arrivò perfino a insegnare lingua norrena, ovvero l’antenata delle moderne lingue scandinave. Questo interesse viscerale per le tematiche medievali che si sono sviluppate all’interno del nord Europa sono di vitale importanza per lo sviluppo di Tolkien come scrittore. Gran parte della sua produzione letteraria attinge a queste saghe e leggende del mondo nordico, da lui rielaborate secondo una logica molto particolare. Suo obiettivo era infatti la creazione di un vero e proprio mondo – Eä o più precisamente  Arda – in cui ogni vicenda possa essere inserita con precisione nei limiti spazio-temporali imposti dal mondo stesso di Tolkien. Questo significa che ogni vicenda, luogo e personaggio erano inquadrati nella mente di Tolkien secondo uno schema molto preciso.

Avendo sottolineato la propensione di Tolkien verso lo studio delle lingue, particolarmente quelle antiche, ci si potrebbe mai aspettare che i suoi personaggi parlassero comunemente in inglese moderno? Naturalmente no. Tolkien, da perfetto linguista qual era, decide di inventare un linguaggio apposta per la sua Arda, o per meglio dire, ne inventa di molteplici.

Perfettamente conscio del naturale sviluppo di una lingua, ovvero il suo sorgere in un dato contesto, il suo svilupparsi ed espandersi e infine il suo evolversi in un’altra lingua o il suo estinguersi, egli parte da una base linguistica che possiamo paragonare a quella del latino. Questa lingua base, il Quenya, è la prima lingua parlata su nel “mondo di Tolkien” nonchè quella più completa e quella a cui Tolkien dedicò la maggior parte dei suoi studi. Da essa deriva il Sindarin, nello stesso modo in cui l’italiano si è sviluppato dal latino. La base linguistica è comune, ma le influenze esterne hanno determinato cambiamenti di tale entità da determinare la nascita di una nuova lingua. Da queste due lingue, che sono le più complete, si sviluppano a catena molte altre lingue fino a coprire la totalità dei parlanti (quindi degli esseri più o meno mitologici) che popolano Arda.

Per trascrivere queste lingue, Tolkien non si limitò ad utilizzare l’alfabeto latino, ma ne inventò uno apposta per lo scopo e lo chiamò Tengwar.

L’iscrizione che appare sull’anello.

Questo è un esempio di scrittura in alfabeto tengwar, o meglio, l’esempio per eccellenza di scrittura in alfabeto tengwar. Si tratta infatti dell’iscrizione presente sull’anello, in assoluto la più famosa mai elaborata da Tolkien.

Come si può notare, questo alfabeto si sviluppa su tre piani: un piano centrale in cui si colloca la gran parte delle lettere, uno inferiore in cui alcune si estendono e uno superiore in cui appaiono dei segni diacritici di varie entità (principalmente puntini). L’aspetto più interessante di questo alfabeto riguarda principalmente quest’ultimo aspetto: i segni diacritici rappresentano infatti le vocali, che altrimenti non apparirebbero all’interno della scritta. Nella fascia centrale appaiono invece le consonanti.

La particolarità di questo alfabeto è quindi quella di svilupparsi più in altezza che in lunghezza, risultando quindi molto compatta.

La parola “tengwar” scritta con le lettere dell’alfabeto tengwar

Se volete approfondire l’uso dell’alfabeto e delle singole lettere, consiglio questo sito. Attenzione! Non si tratta di imparare una nuova lingua ma un nuovo sistema per trascriverne una a noi già nota, quindi il sito è impostato sulle trascrizioni dall’italiano.

Fonti: conferenza sulla scrittura elfica tenuta da Roberto Fontana durante l’evento “un viaggio nella terra di mezzo” svoltosi in data 14/05/17.