“Il comportamento omosessuale è sorprendentemente comune nel regno animale. Anzi favorisce l’adattamento, aiutando gli animali a mantenere la fecondità (la capacità riproduttiva di una popolazione), e a proteggere la prole” afferma Emily V. Driscoll nel suo articolo Bisexual Species, sul numero speciale Secret Lives of Animals di Scientific American. Che l’omosessualità fosse presente anche negli animali è noto agli scienziati almeno dal XIX secolo, quando sono iniziati i primi studi moderni sull’argomento. Il tema però non è mai stato approfondito fino ai tempi recenti, con il parziale venir meno del tabù.

Sulla base degli studi fino ad ora condotti, comportamenti omosessuali sono diffusi in più di 1500 specie animali. Ogni specie presenta la sua peculiarità nella loro manifestazione, in conseguenza a numerosissime variabili. L’argomento è assai complesso, ed è difficile tracciare linee generali, risulta però condiviso il fatto che il comportamento omosessuale non è mai un’alternativa esclusiva all’eterosessualità. Si potrebbe quindi affermare che gli animali sono piuttosto bisessuali.

Chiarisce questo concetto il sociologo Eric Anderson, della University of Winchester (Inghilterra), che afferma “Gli animali non presentano un’identità sessuale, semplicemente fanno sesso. […] Nella specie umana le categorie etero- e omosessuale sono costruzioni della società.”. L’estrema complessità della società, però, porta la nostra specie a seguire regole proprie tanto che, al contrario, per l’essere umano l’identità sessuale è una componente molto importante. Conoscere meglio come viene declinato il tema dell’omosessualità nelle altre specie è comunque interessante, perché l’evoluzione può diventare una preziosa alleata contro chi sostiene l’innaturalità delle relazioni tra individui dello stesso sesso.

Due scimpanzé bonobo (Pan paniscus) in un momento di relax. Via Wikimedia Commons.

L’omosessualità è diffusa in alcune specie animali come interazione sociale finalizzata ad allentare le tensioni e rafforzare i legami tra gli individui. È il caso dei famosi scimpanzé bonobo (Pan paniscus), presso i quali la metà dell’attività sessuale è tra partner dello stesso sesso. Commenta ironicamente Petter Bøckman del Museo di Storia Naturale di Oslo (Norvegia): “Più è diffusa l’omosessualità in una specie, più questa è pacifica. I bonobo sono animali pacifici”.

Dal punto di vista riproduttivo l’omosessualità può presentare un vantaggio, soprattutto nella cura della prole. Ce lo mostrano i cigni neri australiani (Cygnus atratus), i cui maschi formano coppie stabili, che sottraggono uova ad altri nidi e se ne prendono cura. Questa è una vera e propria strategia di sopravvivenza, in quanto i cigni maschi sono fisicamente più forti delle femmine e riescono a proteggere meglio la nidiata.

Una coppia di cigno nero (Cygnus atratus). By Mindaugas Urbonas via Wikimedia Commons.

Si è osservato che il comportamento omosessuale raggiunge una frequenza maggiore in cattività, per due motivi: la possibile carenza di partner del sesso opposto, o il maggior grado di stress a cui sono soggetti gli animali. È diventata celebre la storia dei due maschi di pinguino dell’Antartide (Pygoscelis antarctica), Silo e Roy. Si sono conosciuti in un giorno di primavera del 1998 allo zoo di Central Park, a New York. Da allora hanno cominciato a intrecciare i colli, chiamarsi a vicenda, e accoppiarsi. Tempo dopo hanno iniziato a costruire un nido, ma senza potervi deporre un uovo. Fu un dipendente dello zoo, Robert Gramzay che, trovato un uovo abbandonato da un’altra coppia, lo mise nel nido costruito da Silo e Roy, e questi cominciarono a covare. Dopo 34 giorni è nata una pulcina di nome Tango.

 


Credits: Immagine di copertina