Diceva Yoda ad Anakin: “La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio, l’odio conduce alla sofferenza … io sento in te molta paura”. Citazione cinematografica a parte, se vogliamo trasformare il “lato oscuro” in uno stato di chiusura che infligge l’essere umano e di conseguenza chi lo circonda, allora possiamo dare ragione al maestro di Guerre Stellari. E se una legge sulle unioni civili, lodevoli coming out e lievi ma significative aperture mediatiche hanno potuto aiutare ad aprire la mente di chi ancora oggi discrimina gli omosessuali, più difficile è riuscire a cicatrizzare le ferite interiori del discriminato, dell’emarginato, di chi ancora oggi lotta con se stesso alla ricerca della felicità.

Diversi studi mostrano come le conseguenze del bullismo omofobico si ripercuotano sulle vittime anche per decenni. Da una ricerca effettuata su 190 ragazzi omosessuali è emerso che più del 70% di loro ha dichiarato di aver marinato la scuola per evitare aggressioni. Diretta conseguenza sono anche i risultati scolastici dei ragazzi vittimizzati, dal cui esito, in alcune realtà, dipende la possibilità di fare carriera. Le vittime, a seguito di una o più aggressioni verbali o fisiche avranno perenni pensieri che rimandano a quel tipo di eventi, causando un profondo senso di continua inadeguatezza e vergogna anche molto tempo dopo gli atti subiti. Il bullismo omofobico può essere vissuto come una minaccia per la propria incolumità fisica e psicologica e può compromettere il sentimento di sicurezza personale generando ansia, aggressività e comportamenti di evitamento.

Sempre in questo studio il 70% dei ragazzi gay e lesbiche aveva contemplato il suicidio e il 30% invece aveva provato a suicidarsi in ambiente scolastico. Inoltre, su un campione di 9200 studenti di un istituto superiore è stato rilevato che i ragazzi gay poco esposti ad aggressioni non mostravano problemi particolarmente rilevanti, mentre ragazzi omosessuali vittime di violenze fisiche o verbali di matrice omofobica tendevano a riportare un maggior numero di comportamenti suicidari.  Dati come questi dovrebbero porre un accento su ciò che potrebbe essere il prezzo della mancata sensibilità di chi ci circonda ma soprattutto su come non sia l’essere omosessuali a determinare questi fattori di rischio, ma il bullismo di natura omofoba.

Fonte

In una realtà in cui l’omofobia è di derivazione culturale e sociale esiste un altro fenomeno di odio e di rifiuto, rivolto questa volta verso se stessi: l’omofobia interiorizzata. Questa forma di omofobia, generalmente inconscia è un vero e continuo stato di odio verso la propria sessualità repressa e verso chi quella sessualità la esprime liberamente. A favorire l’omofobia interiorizzata ci pensa la religione. Gli adolescenti omosessuali religiosi faticano maggiormente ad accettarsi e questo sentimento porta negli adolescenti un senso di conflittualità personale e difficoltà di adattamento. Questo stato di sofferenza non facilita i ragazzi a chiedere aiuto, in quanto una simile richiesta porrebbe l’attenzione sulla propria sessualità, con conseguenti stati di ansia e disistima.

Tenendo conto che questi dati si riferiscono solo a contesti occidentali, possiamo affermare in conclusione che società omofobe mettono i giovani davanti al bivio di scegliere se esporsi e correre il rischio di subire minacce o nascondersi per evitare simili atti. Fondamentale è quindi il contributo di chi circonda il ragazzo/a, quel contesto in cui l’adolescente si trova a interfacciarsi. Genitori, insegnanti, amici permettono un’accettazione e un’elaborazione positiva della propria omosessualità ed il raggiungimento di quella felicità che diventa reale solo nel momento in cui è condivisa.

Fonti:

www.iosonominoranza.it

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