Uno dei temi più scottanti e controversi del tempo, uno dei più delicati, uno dei più importanti: l’omosessualità è una questione spinosa per alcuni, necessaria per altri, soprattutto se la giornata internazione contro omofobia, bifobia e transfobia è alle porte. E si sa: se riflettere su argomenti di tale stampo è cosa buona e giusta, allora bisogna farlo a testa alta ed orgogliosi della propria identità. Negli ultimi anni, in Italia è aumentato non solo il numero di città decise a celebrare il proprio Pride, bensì anche la quota di università pronte a supportarlo. A quanto noto, la prima a sostenere la manifestazione è stata l’Università per Stranieri di Siena, la quale ha sostenuto il Toscana Pride 2017 offrendo il proprio patrocinio per la parata del 27 Maggio, ad Arezzo. Prima, certo, ma non l’unica: la Statale di Milano, l’Insubria di Como, l’Università di Udine sono solo alcuni esempi che hanno deciso di offrire pubblico sostegno alle celebri manifestazioni della comunità LGBT.

Federico Galbiati

Per approfondire il discorso ed entrare nei dettagli del rapporto università e omosessualità, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Federico Giovanni Galbiati, Senatore accademico presso l’Università Insubria e vicepresidente – nonché uno dei soci fondatori – dell’Arcigay Varese, associazione sorta nel marzo 2014.

Come è nato il sostegno per il Pride di Varese da parte dell’Insubria?

L’anno scorso, l’associazione Varese LGBTI (oggi Arcigay Varese) inoltrò la richiesta di patrocinio all’Università dell’Insubria di Varese e Como, la quale fu discussa in Senato accademico. Quest’anno è avvenuto il medesimo iter, che ha visto il Senato approvare la concessione del patrocinio con una sostanziale totalità: 22 voti su 25, con un astenuto e due contrari.

Quali risultati si sono ottenuti al Pride Varese 2016, e quali sono le aspettative per quello corrente?

L’anno scorso è stato un successo, e speriamo di replicare: nonostante un tempo incerto, circa 3000 persone scesero in piazza, un numero impressionante per una città di modeste dimensioni. Oltretutto, anche per questo Pride abbiamo ottenuto il patrocinio della Provincia di Varese e del Consolato USA di Milano, con l’aggiunta di quello del Comune di Varese e delle Ambasciate del Canada e dei Paesi Bassi in Italia. Inoltre, quest’anno la manifestazione non si limiterà alla giornata del 17 Giugno, che si concluderà con la serata ufficiale al Salotto di Viale Belforte, ma sarà preceduta da un’intera settimana di eventi che interesseranno Varese e provincia.

Come è stato il rapporto-supporto dell’Università?

È sempre stato eccellente, anche grazie alla straordinaria disponibilità del Magnifico Rettore, la qual cosa ci ha permesso di organizzare già diversi eventi in ambito universitario. Gli studenti ed i professori hanno reagito molto positivamente a questo endorsement, rivelando una volta ancora che l’Università deve essere un ambiente destinato non solo alla formazione di ottimi professionista, ma anche di uomini di mondo, di persone di cultura e di individui tolleranti.

Qual è l’aspetto su cui ti stai concentrando maggiormente, come Senatore accademico, per la comunità LGBT?

Il programma della nostra lista politica di ateneo si concentra sulle necessità degli studenti prima e più che su mere logiche di partito, in quanto ci riconosciamo come un gruppo di persone scevre da appartenenze ideologiche riconducibili al panorama politico italiano. A questo riguardo, io ed i miei colleghi abbiamo sempre avuto a cuore l’inclusione di tutte le persone che frequentano l’Università dell’Insubria, tanto che, da mesi, mi sto personalmente battendo per l’introduzione del doppio tesserino per gli studenti transgender, oltre che per il già concesso patrocinio al Varese Pride.

Per quale motivo credi che cultura e tolleranza siano così interconnesse?

Non è un mistero che viviamo in un’epoca in cui il ritorno dei nazionalismi e dell’odio rischia di far precipitare le nostre comunità in un’oscurità ideologica propria di altri tempi. Il riscatto della società civili non può che passare dai luoghi dove si fa e si parla di cultura, in primis dagli atenei. Come disse Harvey Milk, primo politico dichiaratamente gay della storia, “Hope will never be silent”.

L’università non è solo sede di formazione e preparazione per un futuro lavorativo, in particolare è – e deve essere – uno dei luoghi fulcro per la costruzione di basi solide per la società, uno spazio di elaborazione ed inclusione, culturale e sociale, che permetta agli individui di creare relazioni umane al di là di qualsiasi limite razziale, etnico, religioso, politico, di genere. L’università deve essere un orgoglio nazionale.

Se siete interessati a sapere di più sul Varese Pride e sul programma di quest’anno, potete trovare altre informazioni qui.

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