Il 17 Maggio è ufficialmente la giornata internazionale contro l’omofobia. Una data molto significativa e importante, al pari dell’8 Marzo per gli individui di sesso femminile.
Uno degli stereotipi più diffusi è che, soprattutto in ambito maschile, essere un artista spesso significa essere anche gay. Questo perché nella mentalità del maschilismo, l’arte e la cultura non sono discipline faticose e “da veri uomini”, ma sono attività semplici cui anche le donne possono dedicarvisi senza sforzi e quindi – per un altro stereotipo che lo vede al pari di una donna – anche l’uomo omosessuale.
Ma qual è un’altra causa? Semplice: che molti artisti, fin dall’antichità, si sono rivelati omosessuali spesso andando contro le leggi dei loro tempi. Un lato, la loro omosessualità, che anche ai tempi del fascismo e del nazismo, sostenitori delle arti classiche, si è cercato disperatamente di nascondere e censurare.
Vediamo quali.

1. FIDIA DI ATENE

In realtà, il nome del famoso scultore greco è indicativo di una cultura. Nell’Antica Grecia i concetti di sessualità come la intendiamo noi oggi non esistevano, ma era legato tutto alla crescita ed educazione del cittadino. Infatti, pratica molto comune era quella della pederastia, ovvero il rapporto amoroso e sessuale tra un maestro (attivo) e un suo allievo (passivo): per il neòs era fondamentale ricevere questa educazione, e doveva tenere il ruolo attivo fino al raggiungimento dell’età adulta, quando era pronto ad assumere ruolo attivo con le donne e con altri giovinetti. Diventava però deplorevole e oggetto di scherno un adulto che osasse assumere ruolo passivo in una relazione omosessuale con un altro uomo: per la società ellenica (e ancora di più lo è per quella romana) la virilità maschile era ciò che contava più di ogni altra cosa, e questa era data dal comando della città, dal combattimento nell’esercito, dai peli e dalla barba e, non poco importante, dal ruolo attivo nel sesso. Il poeta Anacreonte, nel suo elogiare e rincorrere i giovinetti, ci offre, poi, testimonianza che negli adulti fosse usanza corteggiare anche e soprattutto gli adolescenti, quando erano ancora in possesso di un corpo liscio, privo dei peli che tanto turbavano l’ideale di bellezza greco. E’ quindi probabile e, anzi, quasi certo, che anche il creatore del frontone del Partenone ricorresse a queste usanze, instaurando rapporti omosessuali con i giovinetti ed avendo avuto ruolo passivo lui stesso in giovane età.

 2. GIOVANNI ANTONIO BAZZI – “IL SODOMA”

Viene poco affrontato in ambito scolastico o accademico, Ma dal suo soprannome poco lusinghiero, appunto Il Sodoma, e dalla mentalità tipica del Bel Paese, che fa di certi argomenti ancora un taboo, se ne può capire il motivo. Nato a Vercelli nel 1477, Giovanni Antonio Bazzi – questo è il suo vero nome – è un pittore rinascimentale, il cui stile pur essendo originale non si discosta da quello di nomi più noti come Piero della Francesca o Leonardo Da Vinci. Operò per un breve periodo a Milano, ma la sua sede stabile fu Siena, con qualche spostamento anche a Roma. Nella città della Lupa, il Papa gli commissiona le decorazioni del soffitto della Stanza della Segnatura, in Vaticano, ed è ritratto da Raffaello nella celebre Scuola di Atene. Il suo lavoro più conosciuto e apprezzato è Nozze di Alessandro e Rossane, realizzato nel 1519 per il banchiere romano Agostino Chigi, conservato a Villa Farnesina (Roma). L’opera è ispirata a un dipinto perduto greco del pittore Aezione, di cui Bazzi lesse la descrizione negli scritti di Luciano di Samosata.

3. BENVENUTO CELLINI

Il famoso orafo e scultore non è certo l’emblema dello stereotipo che dipinge l’uomo omosessuale come pacato, dolce ed effemminato. Al contrario, le testimonianze dell’epoca ce lo riportano con una personalità violenta e scorbutica, tanto da macchiarsi addirittura di tre omicidi, reati per i quali dovette rinunciare a far visita a Francesco I, Re di Francia perché incarcerato a Castel Sant’Angelo. Benvenuto Cellini nacque a Firenze nel 1500 ed è uno dei maggiori esponenti del manierismo italiano. Lavorò anche in Francia creando sculture – molte perdute – a Fontainebleu, ma è famoso soprattutto per la statua bronzea commissionatagli da Cosimo I de’ Medici, signore di Firenze, nel 1545: il celeberrimo Perseo con la testa di Medusa che oggi si può ammirare in Piazza della Signoria. Nel 1557 fu condannato per sodomia a quattro anni di carcere, poi “allentati” a quattro anni di arresti domiciliari, che il turbolento scultore sfruttò per creare il Crocifisso, che oggi è possibile ammirare a Madrid. Grazie alla sua fama di grande scultore non fu condannato a morte per sodomia, cosa che poteva accadere all’epoca (il reato di sodomia, comunque, era rivolto anche a quella eterosessuale), ma si cercò, e lui stesso si adoperò nella sua autobiografia, per omettere questa condanna, riportando invece quella per omicidio.

4. MICHELANGELO BUONARROTI

Su questo grandissimo artista non c’è molto da dire, è molto conosciuto è molto apprezzato. Anche se la maggior parte dei critici e degli storici è concorde nel dirlo, non ci sono prove (le condanne, come abbiamo visto, possono fungere da prova) della sua omosessualità. Si ritiene solitamente che fosse omosessuale o bisessuale per il suo modo di rappresentare il nudo maschile, che oscura quello femminile, a sua volta rappresentato in modo molto mascolino tanto da “sembrare” donne transessuali (la fisicità tipica di donne che hanno fatto una transizione fisica di genere) o da essere stereotipate nei lineamenti. Anche l’ostentazione della muscolatura maschile e degli organi sessuali maschili, che si scontravano con l’arte religiosa ch’egli aveva scelto di rappresentare (e che, peraltro, dopo il concilio di Trento o controriforma furono censurati), possono essere un indizio. E’ teoria azzardata anche che il famoso artista potesse avere relazioni omosessuali con i preti e papi che lo avevano protetto in vita da accuse di sodomia e che continuavano a farlo anche dopo la sua morte.

5. ROBERT MAPPLETHORPE

Sull’artista newyorchese non ci sono dubbi, lui stesso era dichiarato e attivo nella comunità omosessuale americana, tanto da esserne diventato un’icona. Robert Mapplethorpe nasce a New York nel 1946 da una famiglia molto cattolica di origine irlandese. Già dall’adolescenza dimostra un carattere ribelle (viene sorpreso a rubare una rivista pornografica gay) e dedito alle droghe, di cui fa uso fino alla sua morte.
Prima di diventare un membro e un punto di riferimento della subcultura gay della grande mela, il famoso fotografo, dai lavori provocatori e a tema spesso erotico, ha dovuto lottare con sé stesso per accettare la sua omosessualità. Nella prima giovinezza, quella legata alle scuole superiori e all’univeristà, infatti, tentava di nasconderla in tutti i modi, ostentando virilità e mascolinità: sfociando, insomma, nel machismo. Ha una relazione con Patti Smith, con cui andrà a vivere e che in seguito sarà una sua grande amica, protagonista di molti suoi scatti.
La fotografia di Mapplethorpe presenta temi provocatori e provocanti, definiti pornografici dalle associazioni ultraconservatrici: egli è solito rappresentare il sadomaso o uomini in atteggiamenti omoerotici. Il soggetto, comunque, è solitamente il nudo maschile. Una curiosa eccezione è la serie di nudo femminile che vede protagonista Lisa Lyon.
Mapplethorpe muore nel 1989 in seguito a complicazioni dovute alla malattia di cui soffriva: l’AIDS.

6. TAMARA DE LEMPICKA

Di questa artista polacca non si può certo dire che non fosse un personaggio originale. Per avvicinarsi e per fare onore alle sue origini polacche (madre e padre lo erano), dichiarava Varsavia come luogo di nascita: ma nacque a Mosca. Forse per paura dell’età e per mostrarsi più giovane, diceva di essere nata nel 1902: ma l’anno di nascita corrisponde al 1898. Dichiaratamente bisessuale, l’artista russa (o polacca, se il lettore vuole farla contenta) è una grande esponente dell’Art Deco, la corrente artistica molto seguita sia in Europa – visse a Parigi e fu ospite anche al Vittoriale di d’Annunzio – sia, soprattutto, negli Stati Uniti d’America, dove Tamara si trasferì all’inizio della seconda guerra mondiale. Negli USA visse dapprima a Beverly Hills, in California, spostandosi poi a New York – trionfo di grattacieli Art Deco (come l’Empire State Building) – nel 1943. I suoi quadri rappresentano donne molto in carne, dalle forme morbide e tondeggianti e colori caldi e ombreggianti, spesso raffigurate con oggetti moderni, come le automobili o gli elettrodomestici.

7. JASPER JOHNS

Jasper Johns è un pittore tra i fondatori del New Dada, e la sua omosessualità è stata resa nota solo recentemente, dopo la morte del compagno (anch’esso pittore e maggior esponente della stessa corrente) Robert Rauschenberg. Johns è nato nel 1930 ad Augusta ma crebbe nel South Carolina, luogo che lui definisce ostile agli artisti:

“nel luogo dove sono cresciuto non c’erano artisti e non c’era arte, quindi non sapevo veramente cosa significasse. Pensavo che significasse che sarei stato in una situazione differente rispetto a quella in cui stavo”

Ha vissuto per un breve periodo anche a New York, studiando alla Parsons Design School. Ma il debutto sulla scena artistica avviene a metà degli anni 50 portando un nuovo rapporto tra immagine e reale: su modello di Duchamp e del Nuovo Realismo francese, Johns con il New Dada è solito rendere artisti oggetti d’uso comune (come vediamo nell’opera Tre Bandiere) dichiarandoli completamente inutili, la cui unica funzione è quella di stupire, far riflettere, anche disgustare l’osservatore. Come anche Duchamp, il pittore americano porta nel dipinto il reale: l’opera è cioè composta non soltanto dall’insieme dei colori, ma l’oggetto rappresentato è vero, reale, toccabile e unito al resto del quadro.

8. ANDY WARHOL

Come per Michelangelo, anche sul padre della Pop Art c’è ben poco da dire: tutti lo conosciamo, ne discutiamo ed è studiato in tutte le scuole aventi un programma di storia dell’Arte. Nato a Pittsburgh nel 1928 e morto a New York nel 1987, Warhol (potete saperne di più qui) ha fatto dell’immagine e della pubblicità i punti di forza della sua Arte, riproducendo a mano e in larga scala oggetti del consumismo e di uso quotidiano, come zuppe, frigoriferi, poster; o svuotando di ogni significato anche gli eventi di cronaca nera, come gli incidenti stradali mortali ola pena di morte (l’opera Sedia Elettrica), che nei suoi quadri sono riprodotti con colori caldi e accesi. L’artista è anche famoso per aver dipinto ritratti pop di Marilyn Monroe Mickey Mouse, il nostro Topolino.
Andy Warhol si dichiarava “omosessuale ma vergine“: se la prima è un’affermazione reale, la seconda di certo non lo è. Pur non avendo mai avuto una relazione ufficiale (o comunque non l’ha resa pubblica), è stato spesso coinvolto in relazioni brevi e superficiali. Ce lo testimonia anche un breve ricovero per una lieve malattia venerea.

9. FRIDA KAHLO

Riscoperta in tempi assai recenti forse anche grazie a un film biografico a lei dedicato, la pittrice nata a Città del Messico nel 1907 è oggi tra le più apprezzate al mondo. In Italia si è chiusa recentemente una mostra in suo onore, esposta a Bologna. Frida Kahlo iniziò a dedicarsi alla pittura in seguito a un grave incidente avvenuto in autobus, dove riportò danni alla colonna vertebrale e alle gambe. Questo incidente la costrinse spesso a letto nel corso della sua vita, ed è in questi momenti di riposo che si dedicò ai suoi dipinti. Le venne regalato un letto a baldacchino con uno specchio: se ciò all’inizio la sconvolse, perché doveva fare i conti quotidianamente con il suo aspetto, in seguito fu di grande ispirazione per le sue opere. Infatti i suoi primi lavori sono autoritratti, che però vedono una riproduzione del corpo femminile più realistico (e ironico, trattandosi della sua persona), lontano dal corpo perfetto e delicato ideato continuamente dai maschi. Pur essendo accostata al surrealismo (la stessa corrente di Salvador Dalì), la pittrice messicana ne mantenne un rapporto controverso, distaccandosene spesso: lei, infatti, non dipingeva i suoi sogni, ma la sua realtà. Le sue opere si mantengono comunque molto colorate, sgargianti, alimentate dal tipico folclore e calore della sua patria. Si sposò con Diego Riviera, politico causa anche del lungo oblio che l’ha accompagnata fino alla sua scoperta. Il marito la tradiva più volte, e lei non era da meno: non erano rare, infatti, le sue relazioni extraconiugali… di tipo omosessuale!

10. KEITH HARING

Una mostra in suo onore è in corso in questo periodo a Palazzo Reale, a Milano. L’artista americano è tra i più famosi al mondo, un pittore e writer che come Basquiat ha innalzato il livello e il valore artistico della street art. Come Warhol, è nato a Pittsburgh nel 1958 ed era dichiaratamente omosessuale, orientamento che aveva scoperto insieme alla sua passione per l’arte durante un viaggio a San Francisco. La sua arte è stata spesso di tipo politico: tramite la pittura, infatti, cercava di lanciare dei messaggi. Spesso, inoltre, ritagliava pezzi di giornale e li univa in collage, ironici e dissacranti nei confronti per esempio del Papa o di personaggi istituzionali e pubblici. Il suo stile pittorico è caratterizzato da personaggi bidimensionali e stilizzati, che possono essere uomini, bambini, cani, mostri, televisori e via discorrendo, colorati in tonalità sgargianti e caratterizzate da contorni molto marcati. Come i suoi collage giornalistici, anche i suoi quadri toccavano temi attuali: il capitalismo, la guerra, il razzismo, l’apartheid, la droga; ma anche l’amore e la felicità.

I didn’t stop having sex, but had safe sex or what was considered and understood to be safe sex at that point. But by 1985, AIDS changed New York

A causa di una vita sessuale sregolata, quando fece il test per HIV si aspettava già di risultare sieropositivo, come infatti avvenne. Il famoso pittore, politicamente impegnato, morì infatti a soli 31 anni a causa della malattia.

 

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