“Me, I’ll be playing the Beatles when I get home. Abbey Road, probably, although I’ll program the CD to skip over “Something.” The Beatles were bubblegum cards and Help at the Saturday morning cinema and toy plastic guitars and singing “Yellow Submarine” at the top of my voice in the back row of the coach on school trips. They belong to me, not to me and Laura, or me and Charlie, or me and Alison Ashworth, and though they’ll make me feel something, they won’t make me feel anything bad.”

Nick Hornby, Alta Fedeltà

Il 1° giugno, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, il più celebre – e a parere di molti il migliore – album dei Fab Four compirà 50 anni. Vorrei celebrare questo compleanno musicale così importante in uno dei modi che preferisco: raccontando come è nata una canzone. Probabilmente è una cosa abbastanza banale da dire, ma mi è sempre piaciuto conoscere le storie che stanno dietro alle canzoni. La canzone che ho scelto è la seconda del lato B dell’album, When I’m 64″. Non è il pezzo migliore dell’album, e sicuramente non è fra i più rilevanti della discografia del quartetto di Liverpool, ma è sempre stata la mia preferita fra le loro canzoni. Senza un motivo particolare. Dire che è la mia preferita “da sempre” significa che lo è da quegli anni indefiniti dell’infanzia in cui non abbiamo bisogno di motivi particolari per amare una canzone. Ci piace e basta, punto. Col passare del tempo capita che alcune di queste canzoni assumano sfumature di significato diverse, perché le colleghiamo a persone, eventi, luoghi. Ma nonostante tutto nella maggior parte dei casi continuano a piacerci. Esageratamente. Incondizionatamente.

Dopo questa lunga introduzione ecco a voi quindi la storia di When I’m 64, canzone non troppo importante ma molto speciale dei Beatles.

Registrata alla fine del 1966 per per comparire nell’ottavo album nel gruppo, la canzone fu tuttavia composta ben 10 anni prima da un Paul McCartney appena sedicenne.

Il pezzo venne inserito nella setlist dei concerti del gruppo già ai tempi delle loro esibizioni allo storico Cavern Club di Liverpool, e John Lennon in un’intervista racconta come il gruppo fosse solito eseguirlo – in una versione molto minimalista voce e piano – ogni volta che gli amplificatori del locale smettevano di funzionare.

La canzone, con il suo testo piuttosto “corny” (sdolcinato) e la sua allegra base musicale, è un tributo ai classici della music hall inglese degli anni ‘20 e ‘30, musica con il quale Paul crebbe. Il padre Jim e lo zio Jack infatti in gioventù erano entrambi stati membri di un gruppo musicale il cui repertorio era costituito essenzialmente da questo genere di musica. Molto probabilmente Paul volle inserire questo pezzo in Sgt. Pepper proprio perché il padre Jim aveva compiuto 64 anni pochi mesi prima che iniziassero le registrazioni dell’album in questione.

John Lennon, dal canto suo, odiava i pezzi di ispirazione vaudeville scritti da Paul (canzoni come When I’m 64 o Honey Pie), ritenendoli “canzoni da nonnetti”.

Per quanto riguarda la pubblicazione della canzone, l’intenzione iniziale era rilasciarla come lato B di Strawberry Fields Forever, ma le cose andarono diversamente, e George Martin – storico produttore del gruppo, da molti considerato il quinto Beatle – se ne pentì immediatamente: “L’idea di un singolo con due facciate A fu mia e di Brian [Epstein]. Brian venne da me e mi disse: ‘Ho bisogno di un singolo grandioso. Cos’hai sotto mano?’ E io risposi: ‘Ho tre pezzi – due dei quali sono i migliori che abbiano mai scritto [Strawberry Fields Forever e Penny Lane, n.d.r.]. Potremmo metterli insieme e fare un singolo pazzesco.’ Lo facemmo, e ne uscì un singolo pazzesco – ma fu un tremendo errore. Avremmo venduto molto di più e saremmo saliti più in alto nelle classifiche se avessimo pubblicato uno dei due pezzi con, diciamo, When I’m Sixty-Four come lato B.”

Fun-fact: nel 2006, i figli di Paul registrarono una versione speciale della canzone come regalo per il suo 64° compleanno, ma, ironia della sorte, nello stesso anno Paul si separò dalla sua seconda moglie, Heather Mills.

Photos and credits:

  • Beatles Bible,
  • The Beatles Anthology, 1995
  • Nick Hornby, Alta Fedeltà, 1995, Victor Gollancz Ltd
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