Il 10 aprile scorso è caduto il trentesimo anniversario dalla morte di Primo Levi, scrittore, chimico e partigiano. Proprio in quanto tale venne arrestato, condotto prima in un campo di raccolta a Fossoli, e poi in quanto ebreo a Monowitz . Esperienza che lo portò a scrivere il suo primo romanzo, nonché il più famoso, “Se questo è un uomo”.

Levi iniziò a scrivere quest’opera già durante i primi giorni di lager per raccontarne l’orrore e la tragicità. Non scrive per accusare o denunciare ma per permettere agli altri di capire. In seguito si aggiunse una seconda ragione, che trasforma il raccontare in una rielaborazione dei fatti avvenuti.

Il romanzo ha poi assunto un’importanza come testimonianza diretta dei campi nazisti, diventando  una delle principali opere autobiografiche e più in generale un capolavoro del neorealismo a livello internazionale. Tuttavia, inizialmente non ebbe riscontri positivi: fu infatti rifiutato dalla casa editrice Einaudi. Verrà stampato in 2500 copie nel 1947 da una piccola casa editrice, la De Silva, il cui direttore decise di sostituire il titolo originale “I sommersi e i salvati” (che rimarrà titolo di uno dei capitoli) con un passaggio della poesia Shemà, della quale i primi versi costituiscono  l’epigrafe del romanzo:

 “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no…” (Primo Levi “Shemà”) (per il testo integrale della poesia e una sua analisi http://www.oilproject.org/lezione/primo-levi-shem%C3%A0-testo-integrale-2866.htmll).

Nel 1956 dopo il buon riscontro di pubblico ad una mostra sulla deportazione, Levi riproporrà “Se questo è un uomo” ad Einaudi che, stavolta pubblicherà l’opera, la quale inizierà a riscuotere un certo successo. Nel 1966 viene adattata a spettacolo teatrale da Pieralberto Marchesini.

Nonostante lo stile descrittivo e realistico tipico dello scrittore torinese, il romanzo ha molti riferimenti letterari. In particolare si evincono una metafora dantesca, il deportare paragonato al traghettamento delle anime da parte di Caronte, e l’infermiera Ka-be considerata come un Purgatorio. Riferimento esplicito è il capitolo 11 “Il canto di Ulisse” , ispirato al canto ventiseiesimo dell’Inferno, in cui Levi cerca di ricordarsi i versi danteschi per tradurli a un compagno, che chiude con:

“Kraut un Rüben- Si annunzia ufficialmente che la zuppa è di cavoli e rape: – Choux et navets – Kàpostza és répak. Infini che ‘l mar fu sovra noi richiuso.” (P. Levi “Se questo è un uomo” cap. 11).

Il titolo del capitolo 8 “Al di qua del bene e del male”  è invece un chiaro riferimento a “Al di là del bene e del male” di Nietzsche.

Tuttavia considerare Primo Levi soltanto come autore di “Se questo è un uomo” sarebbe un errore. Vero è che, le opere da lui prodotte sono poche, fatto dovuto in primo luogo anche al decennio di inattività,ma si tratta comunque di scritti altrettanto interessanti.

Quelli più ricordati sono comunque legati al tema dell’olocausto o della guerra. Oltre “La tregua”, iniziato nel 1962 sulla spinta del successo internazionale del primo libro, in cui racconta del viaggio di ritorno da Monowitz, “Se non ora quando?” (1982)  e “I sommersi e i salvati” (1986). In quest’ultimo cercò di analizzare i motivi dell’olocausto distaccandosi da essi, e in particolare si focalizzo sulla cosiddetta “zona grigia”, cioè quegli ebrei che collaborarono con i nazisti nei campi di concentramento.

Fermarsi a questi tre opere sarebbe comunque un ulteriore errore. Levi è stato infatti autore anche di altre due interessanti opere non strettamente legate al tema dell’Olocausto e della seconda guerra mondiale.

Entrambe le opere ricevettero un giudizio positivo dalla critica. La prima, uscita nel 1975 quando Levi andò in pensione, è una raccolta di racconti autobiografici e di fantasia : “Il sistema periodico” che ricevette il Premio Prato per la Resistenza e nell’ottobre del 2006 fu eletto dalla Royal Institution of Great Britain miglior libro di scienza mai scritto. (Qui la notizia riportata dal Guardian: https://www.theguardian.com/science/2006/oct/21/uk.books)

Mentre “La chiave a stella”, pubblicata nel 1978, vinse il premio Strega del 1979.

Ne il “Sistema Periodico” Levi ha rappresentato la sua vita usando la chimica, infatti i 21 capitoli corrispondono ai 21 elementi della tavola periodica di Mendeleev. Ogni elemento chimico è usato come metafora per descrivere una fase della vita. L’infanzia e la comunità ebraica piemontese sono identificate con Argon, il Carbonio invece simboleggia il momento in cui termina l’opera.

In questo libro, nato durante i viaggi di lavoro dell’autore, si racconta il lavoro dei tecnici italiani nelle opere di ingegneria civile in giro per il mondo. Il protagonista è una sorta di personaggio epico moderno, Libertino Fassone, i cui racconti vengono frammentati in quattordici capitoli autonomi. Si può considerare un Ulisse moderno nel suo preferire una vita di viaggi per lavoro in giro per il mondo ed esperienze avventurose, a volte a rischio della sua stessa incolumità.

Il personaggio di Fassone rappresenta un omaggio all’uomo che agisce e al lavoro, che permette una nobilitazione anche dal punto di vista spirituale, portando alla conoscenza profonda dell’umanità. Una caratteristica quest’ultima dimostrata anche dal sapersi e saper raccontare al narratore.

Primo Levi giunge a celebrare il lavoro vero, non quello di scrittore, quando scrive:

 “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono.” (Primo Levi “La Chiave a stella”)

Fonti: Primo Levi “Se questo è un uomo” Einaudi 1986.

Primo Levi “La tregua” Einaudi 1997.

Primo Levi “La chiave a stella” Einaudi 1978.

Primo Levi “Il sistema periodico” Einaudi 2014.

Primo Levi “Se non ora quando?” Einaudi 1997.

Primo Levi “I salvati e i sommersi” Einaudi 1986.

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