Chi non vorrebbe essere dotato di una memoria prodigiosa e poter ricordare ogni data e circostanza della propria vita? A chi non piacerebbe non perdere neanche un secondo della propria esistenza nell’oblio? Detto così, sembrerebbe un sogno. Ma l’ipertimesia – l’incapacità di dimenticare – è una vera e propria malattia che impedisce a chi ne è affetto di vivere normalmente.

La sindrome ipertimesica è stata scoperta nei primi anni 2000 grazie al caso di Jill Price. Si tratta di una condizione rara che affligge un ristretto numero di persone al mondo. James McGaugh è uno dei più eminenti studiosi al mondo della malattia e neurologo presso la University of California Irvine. Egli fu contattato dalla stessa Jill Price, che cominciò a sottoporsi a numerosi test: la donna gli spiegò di poter ricordare dettagliatamente ogni singolo giorno della sua vita dall’età di 12 anni. In Italia l’unico caso finora accertato è quello di Giovanni Gaio, un ingegnere di Feltre. Venuto a conoscenza dell’intervento di James McGaugh all’Università di Roma la Sapienza sull’ipertimesia, Gaio decise di sottoporsi al test. Rispose correttamente a 27 domande su 30. Il neurologo americano si trovava in Italia per estendervi la ricerca sulla sindrome in collaborazione con la professoressa Patrizia Campolongo.

Ipertimesia

L’ipertimesia è classificata come malattia della memoria autobiografica. Sembrerebbe causata da una maggiore connessione fra i lobi frontali del cervello – adibiti anche al pensiero analitico – e l’ippocampo, che si occupa di codificare i ricordi. Il problema, per chi ne soffre, è proprio la gestione della mole dei ricordi. In una persona priva di questa patologia, infatti, i ricordi più vecchi sbiadiscono e col tempovengono sostituiti da ricordi più freschi e nitidi. In una persona affetta da ipertimesia, invece, i ricordi non vengono archiviati per fare spazio, restando fissi nella memoria. L’ipertimesico, perciò, si ritrova completamente sovrastato dal continuo riemergere della propria memoria autobiografica.

Questo può diventare estremamente difficile da gestire, specie se si tratta di episodi spiacevoli o di traumi: ecco perché non è raro che chi soffre di ipertimesia soffra anche di disturbi ossessivo-compulsivi. L’australiana Rebecca Sharrock, per esempio, viene così colpita dalle immagini di violenza da non poter più guardare la televisione. Per dormire deve fare in modo che l’incessante attività della sua memoria venga ostacolata: deve, perciò, lasciare sempre luci e radio accese.

Ipertimesia

Un dato interessante a riguardo è il fatto che gli ipertimesici sarebbero più sensibili a odori, colori, suoni e sensazioni rispetto a persone normali: questo li potrebbe classificare come sinestesici. La sinestesia è quella sindrome per cui una sensazione – per esempio, una percezione visiva – viene percepita attraverso una sensazione uditiva: sarebbe, quindi, il frutto di connessioni cerebrali anomale. Tale malattia, comunque, reca in sé dei vantaggi, quali una memoria fuori dal comune e una grande creatività: la maggiore sensibilità dei sinestesici alle sensazioni, infatti, li renderebbe avvantaggiati nella memorizzazione di grandi quantità di dati; la loro maggior propensione alla creatività, invece, li porterebbe a correlare concetti distanti fra loro. È per questo che la sindrome si manifesta più spesso, apparentemente, negli artisti, nei poeti e nei letterati.

Risulta interessante considerare il caso dell’ipertimesico Nima Veiseh. Artista e ricercatore statunitense, Veiseh sfrutta il ricordo di tutte le gallerie visitate nel mondo per la sua attività artistica e creativa: questo potrebbe contribuire a rivelare il presunto legame fra le due sindromi.

Non vi sono dati certi al momento, in quanto gli studi sulle due malattie sono ancora in corso. Ciò che finora si può considerare è che una memoria un po’ lacunosa, a volte, può essere un vantaggio.

FONTI:

Crediti immagini: immagine 1, immagine 2, immagine 3

http://www.repubblica.it/scienze

www.focus.it 

http://www.repubblica.it/scienze