A prescindere dal nostro desiderio di seguire le regole della moda, di andare contro queste regole o di non preoccuparcene affatto, inevitabilmente ciò che indossiamo, come il nostro modo di gesticolare, il tono di voce che usiamo o le parole che scegliamo, è un primo messaggio che diamo agli altri sulla nostra identità. E in un mondo sempre più social, in cui comunicare significa esistere, c’è chi ha saputo unire l’uso della rete all’offerta di una sua visione creativa al mondo del fashion e del lifestyle. Comunemente definite ‘fashion blogger’, queste ragazze rappresentano oggi un nuovo modo di comunicare costumi e dettare tendenze.

Oggi conosciamo Patrizia, meglio nota ai suoi 45 mila followers con il nome di Path Velvet: pugliese, emigrata a Milano, una laurea in Giurisprudenza in tasca e una passione per tutto ciò che rientra nella sottile linea che separa ciò che è creativo da ciò che non lo è. Ci incontriamo in una caffetteria nel centro di Milano e la vedo arrivare avvolta da uno strepitoso paio di occhiali scuri firmati Celine che cedono  subito spazio ad un sorriso genuino. Comincia una chiacchierata dove Path mi parla dei suoi mille interessi: dai film con Sophia Loren e Mastroianni alla musica, passando per l’arte e la pittura. Col suo nome d’arte omaggia il suo tessuto preferito, quel velluto (velvet) che a suo dire è elegante anche da solo e quel percorso (path) che ha portato Patrizia a guardarsi allo specchio per trovare la sua strada.

Cosa ti ha spinto dopo una laurea in Giurisprudenza a lasciare tutto per diventare una fashion blogger?

La laurea in Giurisprudenza è stata una decisione sofferta. Inizialmente la legge suscitava un interesse in me, durante questo percorso però il mio interesse è venuto meno. Ad un certo punto della mia vita mi sono fermata e mi sono detta “cosa vuoi fare davvero? Vuoi fare l’avvocato, vuoi difendere le persone in tribunale, vuoi intraprendere una carriera in magistratura oppure qualcosa di più creativo?” Mi sono guardata allo specchio e non ho visto un avvocato in tailleur, ma una persona creativa. Mio padre mi ha sempre detto: “tu puoi fare qualsiasi cosa, se la fai con passione fai bene a te stessa e fai bene alle persone che ti circondano, perché porti positività nel mondo”. Anche se fare ciò che ti piace è difficile perché non tutti hanno questa possibilità, penso comunque che dobbiamo cercare di realizzare quello che ci fa stare bene perché è uno dei segreti per essere felice.

Quando frequentavi il liceo ti immaginavi di vederti così oggi?

Non avrei mai immaginato di intraprendere un percorso nel campo della moda anche se l’ho sempre amato e adorato; l’ho sempre visto con un occhio da lettore. Quando avevo 4 anni, i miei genitori avevano abbonamenti a riviste molto interessanti di design e di moda e io le sfogliavo rilassandomi, però non mi vedevo così. Oggi mi stupisco di molti aspetti del mio carattere.

Come hai trovato il mondo della moda e chi ti ha ispirato?

Tutti noi abbiamo visto “Il Diavolo Veste Prada”; quello è stato un modo intelligente, leggero e brillante con cui il regista ha avvicinato le persone al mondo della moda, che è proprio così. C’è la Miranda Priestley della situazione con le varie assistenti e le varie Andy. Sono tante le “Andy” nel mondo della moda, ci capitano per caso e finiscono anche loro col farsi trasportare da tutto ciò. Una delle persone che mi ha più ispirata invece è stata Mariella Milani. Quando ero bambina ricordo i suoi servizi di moda al Tg2 Costume e Società: per me era un appuntamento giornaliero. Non vedevo l’ora di vedere quella rubrica e speravo che ci fosse una sua intervista ogni giorno, ero troppo piccola per sapere che sfilavano ogni sei mesi  (ride, ndr).

 

Path Velvet – Instagram

Nel profilo del tuo sito scrivi di essere guidata dalla passione verso la moda ma più in generale verso “tutto ciò che è bello”, cosa è bello per te?

A me piacciono le imperfezioni, perché le imperfezioni ti rendono personale, ti rendono perfetto. Se tutti riuscissimo ad accettare le nostre imperfezioni il mondo andrebbe molto meglio.

Sul tuo profilo Instagram, su 992 foto solo in 22 mostri i tuoi occhi, una cifra stilistica per non cedere spazio  “alla vanità dello sguardo” o a qualche insicurezza?

Sono un animale notturno e la mattina ho delle occhiaie favolose (ride, ndr); sicuramente però gli occhiali sono un modo per nascondersi e osservare il mondo con occhi diversi, infatti amo gli occhiali anche per questo.

Quando guardi i tuoi scatti da spettatrice, quali sensazioni hai e quali sensazioni ti piacerebbe avessero i tuoi followers?

E’ molto difficile giudicare se stessi. Io mi ritengo sempre insoddisfatta delle foto e questa insoddisfazione mi porta a farne delle altre, è come una droga. Quando scatto una foto e la posto su Instagram, spero che questo scatto possa trasmettere “un’atmosfera”; per me guardare un’immagine è come guardare una persona: può trasmetterti, indifferenza, insicurezza o bellezza.

A tuo avviso, cosa ti differenzia dalle altre fashion blogger?

Non sono convinta di avere un qualcosa che mi distingua, però il fatto di mettersi in gioco e di esternare con un profilo pubblico qualcosa che senti è difficile. E’ un modo di mettersi in discussione. E’ come mettersi davanti allo specchio dove ci sei tu, ma ci sono tante altre persone che ti guardano: non è così semplice.

A che punto sei della tua strada e come ti vedi fra 10 anni?

Sono in pieno fermento, perché il progetto Path Velvet è iniziato due anni fa. Fra 10 anni non so come mi vedo e onestamente preferisco non immaginare nulla, sarebbe come mettersi al sicuro.

Credits immagini: copertina