Torniamo indietro nel tempo, fino al febbraio 2016: i Gossip, gruppo simbolo della scena indie rock americana, annunciano il loro scioglimento, a 15 anni dal rilascio del loro primo lavoro in studio, That’s not what I heard. Lo sgomento disorienta tutti i seguaci del complesso originario di Washington, che negli anni 2000 ha saputo catturare l’attenzione mediatica globale per merito della continua ricerca musicale che caratterizza tutta la sua produzione e dell’atteggiamento volutamente eccentrico e non conforme alle convenzioni sociali della front-woman, Beth Ditto, all’anagrafe Mary Beth Patterson.

Cantautrice, scrittrice e testimonial di campagne di promozione sociale, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della lotta alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale, nel novembre 2016 la camaleontica artista rende noto il desiderio di continuare la propria carriera musicale, ma da solista. Un respiro di sollievo per quanti credevano che, dopo il matrimonio con la sua storica agente, la cantante di Heavy Cross si sarebbe allontanata dai riflettori per dedicarsi alla famiglia.

La scelta di proseguire il percorso in solitaria risulta evidente già dalle intenzioni compositive dell’album di esordio della cantante, in uscita il 16 giugno per Sony Music, intitolato Fake Sugar (da segnalare l’EP Beth Ditto, del 2011, primo timido tentativo artistico senza la band di supporto). Nel 2016, ai microfoni di Pitchfork, Beth Ditto ha dichiarato che avrebbe prediletto nella scelta delle acustiche sonorità che si sarebbero avvicinate  ai ritmi della musica tradizionale del Sud degli Stati Uniti, tipica dello stato da cui proviene, l’Arkansas. Melodie “non necessariamente country” in grado di poter declinare con la risaputa irriverenza dell’artista la tematica dell’amore sensuale e romantico, del rimorso e del potere del fascino.

“Fire”, singolo apripista dell’album, e il video ufficiale che lo accompagna, traducono in termini concreti i principi che ispirano il progetto discografico: in un moderno saloon, tra luci al neon e cappelli da cowboy, la cantante di Searcy si dimena sul palco, coniugando lo stile dei performer degli anni ‘70 (il completo bianco che indossa sembra essere un riferimento alla moda di Elvis e dei Bee Gees) e la carica stravagante del glam punk. Con l’ombretto blu, dello stesso colore del fondale della copertina dell’album, e il rossetto color fiamma, Beth Ditto anima, placa e ripercorre al rovescio una rissa tra barbuti nel locale, scatenata proprio da una gara di ballo sulle note della canzone.

Scritta e prodotta insieme a Jennifer Decilveo, già autrice per i Galantis, Anne-Marie e Rebecca Ferguson, il brano è stato presentato in un’intervista alla BBC Radio 1, in cui l’artista ha dichiarato di aver costruito il pezzo senza avere alcun genere musicale in mente, ma solo spinta dalla necessità di confezionare qualcosa di very “uncool”, che sfuggisse le tendenze del mainstream. Sarà riuscita nell’intento?


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