Il Paese con il maggior numero di abitanti al mondo guadagnerà presto altri 14 milioni di abitanti. Lo ha annunciato il  24 marzo il Ministero della Pubblica Sicurezza,

Tante sarebbero le persone mai registrate ufficialmente all’interno del sistema anagrafico cinese, l’hokou. Questo significa che tutte queste persone fino ad oggi non esistevano gli occhi dello Stato. Così almeno fino al 24 marzo di quest’anno, quando il Ministero della Pubblica Sicurezza ha dichiarato che verrà permesso loro di registrarsi nell’hokou.

Ma che cos’è di preciso l’hokou? Diverso da un semplice certificato di nascita, l’hokou è un sistema di registrazione che, assieme ai dati biografici dell’individuo e dei suoi familiari, registra anche la residenza, vincolando la fruizione dei servizi pubblici al luogo di residenza stesso. Questo significa che tutti i diritti, dall’istruzione gratuita, all’assistenza sanitaria, alla pensione, sono vincolati al luogo in cui si risiede all’atto di registrazione. La mancanza di tale inserimento all’interno del sistema comporta dunque la totale assenza di tali diritti, oltre all’impossibilità di trovare lavoro, di contrarre matrimonio o di ereditare i beni di famiglia.

Hokou

Da dove arrivano dunque tutte le persone non registrate? In Cina, fino al 2015 vigeva la politica del figlio unico, che imponeva alle coppie di poter avere un unico figlio, a meno di non essere disposti a pagare una costosa sanzione. Emanata nel 1979 dal Partito Comunista, venne modificata nel 2015 per contrastare il crescente invecchiamento demografico, con la concessione alle coppie di un secondo figlio. Ai bambini nati in contravvenzione a tale disposizione, i cosiddetti Heihaizi, i “bambini neri”, era impedita la registrazione nell’hokou, in quanto nati nell’illegalità.  Negli anni furono principalmente le figlie femmine a patire le conseguenze di una simile legge, in quanto meno favorevole a livello economico crescere una femmina rispetto ad un maschio. Questo portò negli anni ad un alto tasso di infanticidio femminile, di aborti selettivi, talvolta anche imposti dalle famiglie, oltre ovviamente al mancato inserimento nell’hokou delle figlie se femmine a favore del figlio maschio.

L’hokou inoltre permettendo ai cittadini di godere dei diritti solo nella località di residenza, ha comportato per anni la perdita di tali diritti da parte di chi si trasferiva, generando così il sentito problema di migranti interni. Introdotto nel 1958 durante il Grande Balzo in Avanti, nacque proprio allo scopo di controllare gli spostamenti interni della popolazione, vincolando gli abitanti al luogo di nascita. La conseguenza di tale politica fu che, nel momento in cui un cittadino residente nelle zone rurali del Paese si trasferiva in città in cerca di lavoro, l‘automatica perdita dei diritti lo costringeva ad accettare compensi economici e trattamenti lavorativi irrisori, a vantaggio delle aziende che in quegli anni stavano incrementando le proprie attività. Quando tali esigenze cominciarono a mutare, lo Stato pensò di modificare tali disposizioni, giungendo nel 2014 ad una riforma che avrebbe permesso l’equiparazione dei diritti per i migranti interni, ponendo fine così alla divisione in caste che si era venuta a creare negli anni.

Questo fu il primo passo verso l’apertura dell’hokou a chi fino ad allora ne era stato escluso.

Finalmente da quest’anno si potrà procedere con il graduale riconoscimento da parte dello Stato di tutte quelle persone ufficialmente mai esistite e che fino ad oggi sono state costrette ad organizzarsi privatamente per poter godere di diritti fondamentali ma cui non potevano accedere. Heihaizi, orfani, senzatetto, migranti e tutti coloro che per un motivo o un altro ne erano stati esclusi potranno col tempo iniziare a vivere nel pieno diritto e in piena libertà la vita che fino ad oggi gli è stata negata.

Fonti: qz.com; ilpost.it; Il Post;

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