Iniziamo, banalmente, con una definizione: la pluralità delle voci e delle coscienze indipendenti e disgiunte, l’autentica polifonia delle voci pienamente autonome costituisce effettivamente la caratteristica fondamentale del romanzo di Dostoevskij. […] Gli eroi principali sono veramente non soltanto oggetti della parola dell’autore, ma anche soggetti della propria parola immediatamente significante. Queste parole che Michail Bachtin riferisce a Dostoevskij nel suo saggio Dostoevskij. Poetica e Stilistica fondano il concetto da lui elaborato di “polifonia” riferita al romanzo. I personaggi del romanzo polifonico sfuggono al rigido schema narrativo-pragmatico e non sono nemmeno reificazioni del pensiero dell’autore, sono quindi cercati nella loro coscienza di uomini in processo di cogliere la propria autocoscienza, in tutta la non-finitezza e indefinitezza che spetta ad un essere umano reale. Le categorie del romanzo polifonico le applicheremo oggi a Purity di Jonathan Franzen, che ne incarna le caratteristiche in alcuni interessanti modi.

Quindi, Purity. Sette parti, ben distinte fra di loro, quattro personaggi e le loro voci. Purity ‘Pip’ Tyler, giovane ragazza molto incerta sul proprio futuro, con un pesante debito studentesco sulle spalle, una madre fonte di ansie e incertezze e un padre mai conosciuto. Proprio queste incertezze e difficoltà la spingono nel Sunlight Project, una comune in Sud America neo-Wikileaks, guidata dal misterioso Andreas Wolff. Una storia nella quale si intrecciano in maniera ossessiva la ricerca della verità, il bisogno di mantenere i propri segreti e la necessità di avere qualcuno con cui condividerli. Quattro voci, dicevamo. Le sette parti del romanzo vengono raccontate seguendo da vicino quattro personaggi, Pip e Andreas, ma anche una coppia di giornalisti, Leila e Thomas, alle cui voci il narratore adatterà la propria di volta in volta, modificando lo stile al fine di raccontare tramite questo il modo d’essere dei personaggi ai quali si avvicina. Sempre in terza persona, se non per la quarte parte, un romanzo breve nel romanzo lungo, quella di Thomas, da lui raccontata in prima persona. Un narratore e un autore che tenta in ogni modo di sfuggirci e di dare ai propri personaggi la possibilità di parlare da sé senza la mediazione di uno sguardo indirizzato. I quattro personaggi diventano voci reali, mettendo in scena una reale polifonia che nasconde le ragioni narrative fino alla fine e non permette di crearci un’idea su quale possa essere quella dell’autore.

Quattro coscienze distinte nel loro processo di divenire autocoscienze, nel viaggio verso la comprensione di sé. Il sistema di questi iter svela il sistema dei personaggi. Una comprensione “all’indietro” per Thomas e Andreas, veri personaggi a tutto tondo, completi ma anche da completare, personaggi definiti in positivo; una comprensione “in avanti” per Pip, tutta da farsi e che ha bisogno di capirsi, completamente in negativo, in balìa di ciò che gli altri personaggi sanno e vogliono da lei, con un’identità incerta alle sue basi: il padre mai conosciuto e da cui la madre fugge, quest’ultima che vive sotto falsa identità e al riparo dal mondo. Tutti i personaggi legati in profondità, nel passato e nel futuro da compiersi in attesa dell’incontro fra le coscienze, dello scontro fra le voci. Proprio l’incontro-scontro fra i personaggi getta un’altra identità fra Dostoevskij e Franzen. È sempre un incontro distruttivo, ricercato non perché si voglia conoscere l’altro ma perché dall’incontro con questo si guadagna la certezza della propria esistenza, e da questo si cerca conferma di sé e null’altro, un sé che si condanna all’autodistruzione causata dall’impossibilità di identità fra le coscienze. L’incontro tanto cercato assume sempre una chiave distruttiva nei due autori: in Franzen porta all’esplosione di tutti gli elementi messi in atto nei percorsi di autocoscienza, di ribaltamento dell’apparente status quo. Ciò che era definito in positivo si distrugge e dalle macerie sorgono gli elementi caratterizzanti e definenti di ciò che esisteva in negativo.

E per ultimo, questa Purezza del titolo. Purezza da tutti i personaggi cercata, per i loro motivi sempre colpevoli ed ossessionati dalla colpa e dal tentativo di lavarla via, che si sporcano sempre di più tentando di tornare alla purezza. Per tutti i personaggi un delitto e un castigo, insomma, forse non a caso. Per tutti tranne che per Pip, lei che porta la purezza nel nome è l’unica a non cercarla. Marchiata alla nascita da questo bisogno insito in chi non la possiede, tenta di sfuggirla e di sporcarsi per capire il senso di sé e del mondo.

Quattro voci reali e solide, che si cercano e si evitano, che si incontrano e si distruggono, in un romanzo che mette in scena tutta la maestria di un autore che però ci sfugge, forse timido ai complimenti dei lettori.

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