La primavera è la stagione del risveglio, in cui tutto rinasce, dopo il torpore invernale la natura si rianima. Così come piante e animali pare rianimarsi anche l’uomo, non solo per quanto riguarda l’umore ma anche per la voglia di fare e la creatività.

Tutte le stagioni, proprio come ogni aspetto della vita, possono essere fonte di ispirazione nel creare, così come essere l’argomento dell’opera. Tuttavia la primavera pare essere quella più carica di ispirazione e più connessa alla creatività, in particolare per quanto riguarda la poesia. Non a caso il giorno mondiale dedicato a questo tipo di arte letteraria cade proprio il primo giorno di primavera (il 21 marzo).

Oggetto, come la natura in generale, di molte opere letterarie e poetiche è stata soprattutto in quest’ultime cantata da punti di vista differenti. Vi sono infatti esempi in cui la poesia ne decanta il processo in sé, già di suo poetico, e altri in cui diventa metafora di rivoluzione e rinascita.

Un ottimo esempio di visione classica della primavera è rappresentato da un parte delle “Georgiche” di Virgilio. Il più grande poeta latino descrive la stagione nel rifiorire della natura e il ripopolamento in una poesia inclusa nell’opera – “è dolce primavera”. Nell’estratto del II Libro si descrive come questo ciclo naturale di rinascita sia possibile grazie all’intervento delle piogge inviate da Dio, sotto forma di Cielo potente:

“Allora il Cielo, padre onnipotente, scende
Con piogge fertili
E acende ogni suo germe.” (Virgilio “Le Georgiche” II Libro)

Questa visione della primavera corona quella di una generale immagine di serenità della vita agreste, così come si può evincere dalla lettura nella versione tradotta da Salvatore Quasimodo. Tra l’altro echi classici si riscontrano in una poesia del poeta siciliano dedicata proprio alla primavera, in “Ariete” infatti tra il risveglio della natura immortalato in mandorli fiorenti la “stagione si mostra: al vento nuova” in un turbinio di gioia e idilliaca serenità, di malinconia per i ricordi e ansia, in particolare si hanno:

“di gelidi lauri ignudi iddii pagani;” (Salvatore Quasimodo “Ariete” da “Acque e Terre)

In questa poesia che già dal titolo evoca l’arrivo della primavera, annunciato appunto dall’entrata nella costellazione dell’Ariete, vi è l’evocazione del risveglio di ogni elemento e delle emozioni che reca con sé, ineluttabili come il ciclo della natura stessa, così come quello della vita: malinconia del passato e ansia per il futuro.

In “Specchio” invece il poeta premio Nobel 1959 si concentra essenzialmente sulla rinascita di un tronco creduto morto che invece d’improvviso vede il rompersi di gemme sul suo ramo fino al “verde che spacca la scorza”. E’ tutto  un alternarsi di risveglio della natura e di sentimenti positivi e di speranza all’interno del poeta: “il cuore riposa” ” e tutto mi sa di miracolo”.

Più breve, forse per l’avvicinamento del poeta all’ermetismo, e incentrata sull’inizio di questo risveglio, appare invece l’immagine che ci dà della stagione in “Un’antichissima primavera“, in cui infatti Quasimodo ci parla del ritorno di flora e fauna, cavalli lungo i fiumi e uccelli che discendono dai monti, da cui sgorga acqua fresca, il rifiorire della vite e di una canna verde. Tutti questi elementi ci riportano all’immagine della primavera come libertà:

“Già nelle valli risuonano
canti di primavera.” (Salvatore Quasimodo “Un’antichissima primavera”).

Vi è un’immedesimazione dell’uomo con la natura, già ben espressa dai Romantici. Per quanto riguarda la primavera, un buon esempio è sicuramente “Versi” di William Wordsworth.

In questa poesia, quello che è considerato il padre del Romanticismo inglese è talmente estasiato dall’incalzare della primavera che sta per iniziare (“é il primo giorno di marzo“), che non solo descrive la natura che si risveglia, i cinguettii, il rifiorire di alberi e rami, il sole che torna a splendere ma arriva a parlare di vera e propria gioia:

“Aleggia nell’aria una benedizione
 che sembra infondere un senso di gioia.” (William Wordsworth “Versi”)

Tanta è l’estasi dinanzi a quel giorno di primavera anticipata da esortare la sorella ad abbandonare le faccende domestiche e raggiungerlo all’aperto, per riposarsi, meditare e prendere esempio da quella giornata dato che:

“Ora un momento potrà darci di più
Di cinquant’anni di ragionamenti;”

In un’altra poesia del Romanticismo inglese, “Spring” la primavera è invece metafora del risveglio di istinti amorosi. La poesia di William Blake, facente parte della raccolta “Songs of Innocence“, inizia infatti con la descrizione del risveglio della natura nell’immagine del canto di uccelli, per poi passare a descrivere nella seconda stanza i protagonisti, un bambino e una bambina nella loro infantilità, a cui infine si aggiunge nella quarta stanza una capra che sarà co-protagonista del loro passaggio verso l’adolescenza, dove l’innocenza piano piano lascia a spazio a un po di romanticismo.

Sempre in ambito di Romanticismo inglese, anche John Keats vede la primavera come metafora dell’età in cui si inizia a cogliere la bellezza, descrivendola in “Le stagioni umane” con queste parole:

“He has his lusty Spring, when fancy clear

Takes in all beauty with an easy span:”

(John Keats “The Human Seasons”)

Per quanto riguarda la poesia in generale, uno dei versi più iconici legati alla primavera è sicuramente quello che chiude “Ode to the West Wind” “Ode al vento occidentale” di Percy Bysshe Shelley:

” O Wind, If Winter comes, can Spring be far behind.”
“Oh Vento, se viene l’Inverno, potrà la Primavera essere lontana.”

(P.B.Shelley “Ode to the West Wind”)

Shelley non solo  auspica un’immersione nella natura per elevarsi sopra i dolori inflitti dalla vita (“I fall upon life thorn. I bleed !” “Cado sulle spine della vita. Sanguino!”). In particolare si immedesima con il vento, di cui vorrebbe condividere la potenza e a cui si sente affine in quanto indomito, veloce ed orgoglioso. Usa la primavera portata dal vento occidentale come metafora, di un risvegliarsi delle coscienze, delle anime per ribellarsi alle tirannie e alle ingiustizie sociali.

Sempre di primavera come risveglio e di scuotimento dato dal vento parla un altro romantico, questa volta un tedesco. Si tratta di Goethe in “Primavera vicina” . Egli descrive la ripresa di colore e di vita di aiuole e fiori, di colori che brillano e fuochi che ardono, terminando con questo verso:

“un alito possente scuote la vita intera.

é viva, è qui presente

ormai la primavera.” (J.V. von Goethe “Primavera Vicina”)

Leopardi invece descrive la primavera come rinascita dandole però una metafora ben diversa dal risveglio. Oltre alla scena primaverile di gioia e armonia descritta nel “Passero Solitario” che va portando questi sentimenti cantando fino al tramonto. In particolare la primavera “brilla per l’aria e per i campi esulta“; è così che il poeta, confrontandosi con l’uccello, rimpiange di non aver colto la giovinezza, identificata con la natura. Nel canto “Alla primavera” invece vi è un recupero dell’innocenza della natura. Si tratta comunque della primavera come ritorno alla vita e in particolare della riscoperta dei classici.

Fonti:

Publio Virgilio Marone, trad. Ramous, “Georgiche” Testo latino a fronte.2009.

Johan Wolfang von Goethe “Tutte le poesie” Mondadori, 1997.

John Keats “Poesie” Einaudi, gennaio 1997.

Percy  Bysshe Shelley “Poesie” Mondadori, Oscar Classici, gennaio 1994.

Stephen Greenblatt et al. “The Norton Anthology of English Literature” W.W.Norton & company, 1962.

Salvatore Quasimodo “Acqua e terre” S.Marco dei Giustiniani, 16 giugno 2016.

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