La Boca è il quartiere cittadino più visitato dai turisti a Buenos Aires. Effettivamente, sono molte le attrazioni di forte impatto: la vuelta de Rocha, dove il fiume Riachuelo disegna un’ampia curva; lo stadio; le caratteristiche architetture del Caminito; la Fundación PROA, uno dei musei di arte contemporanea della città. I negozi di souvenir si sprecano, così come i ristorantini tipici argentini e italiani, e i mercatini. Almeno in una parte del quartiere, quella più turistica, quella senz’anima. Non è qui che si respira la vera Boca.

Perché la vera Boca è arte. Da museo e di strada. E solidarietà, a partire dalla nascita stessa del quartiere. La Boca era zona di baracche e di schiavi, fino all’arrivo degli immigrati, soprattutto italiani, soprattutto genovesi. Sono loro che hanno dato al quartiere l’aspetto caratteristico che richiama i turisti, e che gli hanno trasmesso il valore del lavoro e della dignità pur nella povertà. La Boca nasce infatti come quartiere operaio – e abbastanza malfamato –.

Le cose oggi non sono poi così diverse. Le case di legno e lamiera si alternano con i loro colori vivaci: venivano dipinte con l’eccedenza delle vernici utilizzate per le chiatte per il trasporto delle merci che affollavano il Riachuelo. La vernice era costosa, per questo una stessa casa è dipinta in più colori. Ma anche il grigio è tanto. La Boca è sempre stato un quartiere di abitanti rumorosi e malinconici, lavoratori e solitari; con una grandissima sensibilità. Musicisti, cantanti, poeti, ballerini e pittori.

Meglio lo esprimono le parole di Quinquela Martín, appunto pittore, e di grande fama:

¿Ve usted aquellos hombres que descargan carbón? Yo también lo hice. Yo también descargué carbón de los barcos anclados en La Boca. Mis hombros saben cómo los encorva aquella faena prolongada bajo un sol calcinante. Eso era trabajar para poder trabajar más; me empleaba como descargador una semana para poder pintar la semana subsiguiente.

Il pittore lavorava al porto come scaricatore di carbone. Lo faceva per guadagnare qualcosa e per poter, la settimana successiva, dipingere. Dipingere il suo quartiere, dipingere il porto de La Boca. Quello che per lui già era arte, ma andava copiato su tela: la vuelta de Rocha, i marinai con le loro lunghe giornate in mare e sul fiume, a pescare, e le loro poche ore di riposo e di festa.

Todo aquello estaba allí, iba unido a mi vida, yo lo veía y lo vivía diariamente, lo llevaba dentro y fuera de mí. Lo único que me faltaba era expresarlo, copiarlo, interpretarlo y convertirlo en obra de arte. La vuelta de Rocha era ya por sí misma una obra de arte. Un cuadro natural y magnífico, siempre igual y siempre diferente. Allí estaban los trabajadores del mar, del río y del puerto con sus largos días de dura faena y sus breves horas de descanso y de fiesta.

La Boca è tango, artigianato, quadri dipinti per strada ed esposti nei mercati cittadini. È fare amicizia con un fotografo che ti offre un passaggio per portarti a visitare anche quelle zone del quartiere che ‘è meglio vedere dalla macchina, perchè non si sa mai’. È farsi accompagnare da quel fotografo nel suo studio, per farsi raccontare i suoi scatti, che parlano di un amore immenso per la sua città. È accettare l’invito di un’artista a visitare la sua casa e ad osservare le sue opere. La Boca è quelle opere: colori corposi sulla tela, il grigio accostato alla vivacità del giallo e dell’azzurro; scene di una quotidianità contraddittoria, la gioia e la povertà dipinte nello stesso quadro. Questa è La Boca che non si dimentica.

Fonte: BUCICH, A. El barrio de La Boca. Buenos Aires, 1998. Editorial Planeta

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