Nell’arte della guerra, quanto conta la forza degli ideali? E quanto l’organizzazione militare? È un dibattito ancora apertissimo. Ma di certo con l’uso di farmaci finalizzato al miglioramento delle prestazioni fisiche dei soldati in battaglia, le possibilità di vittoria aumentano in modo esponenziale.
E i Nazisti, a quanto pare, sono stati i primi a capirlo.

Secondo le ricerche dello scrittore tedesco Norman Ohler, la Wehrmacht nel corso della Seconda Guerra Mondiale avrebbe fatto ampio uso di un prodotto farmaceutico con lo scopo di sovrastare anche fisicamente gli eserciti avversari.
Il prodotto in questione era il Pervitin, una metanfetamina che nel XX secolo era diffusa nelle zone rurali degli Stati Uniti, soprattutto sulla costa ovest. L’effetto principale era la capacità di rimanere attivi per più di 20 ore consecutive senza il bisogno di dormire.

Il Pervitin era somministrato ai soldati regolarmente insieme al cibo, ed i risultati erano notevoli. Si pensi all’avanzata nazista nelle Ardenne, decisiva per la campagna francese del’40, la quale nonostante la durata di tre giorni consecutivi, non fiaccò le truppe e permise di sconfiggere i transalpini. Visto il successo sul campo, Rommel decise di somministrarlo anche nel corso delle sue battaglie in Africa.

La dinamicità e la velocità della Wehrmacht perciò erano frutto oltre che della precisione strategica tedesca, anche di una condizione psicofisica superiore, indotta da sostanze chimiche. La guerra lampo fu applicabile non solo grazie ai grandi mezzi tecnici a disposizione dei nazisti, ma anche alla forza sovrumana dei singoli, che li resero in grado di reggere i ritmi necessari per quel tipo di tattica militare.
La Germania di Hitler ha così dato vita al moderno concetto di doping, che successivamente è stato applicato anche allo sport. L’uso di sostanze dopanti in ambito bellico è diventata una prassi nei conflitti successivi, come ad esempio in Vietnam, dove gli americani fecero ampio uso di droghe per vincere la paura della battaglia. La tattica è utilizzata anche dai seguaci dell’Isis: i kamikaze musulmani prima degli attentati fanno uso di droghe, in modo da riuscire a trovare il coraggio di farsi saltare in aria.

Naturalmente introdurre nel corpo sostanze dopanti ha effetti collaterali che possono danneggiare la salute delle persone, per questo è vietato utilizzarle nelle competizioni agonistiche.
Ma, si sa, in guerra è diverso e tutto (o quasi) è lecito.

Fonti:

www.ilfattoquotidiano.it

www.focus.it

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