Di solito per andare sul sicuro in poesia basta guardare la serie bianca dell’Einaudi. Libercoli di modeste dimensioni, ma che hanno nel loro catalogo i maggiori poeti italiani contemporanei; perciò dare loro una sbirciata per chi ama la poesia conviene. Vi scriverò proprio di uno dei tanti autori che pubblica per Einaudi: Valerio Magrelli, classe ’57, nato a Roma. È una figura abbastanza strana nel panorama della poesia contemporanea, e sfugge ad una qualsiasi definizione: si può dirlo epigrammatico, almeno per quanto concerne questa raccolta che prenderò in esame.

Per intenderci, sembra dovere molto a certe tecniche di matrice marzialiana, quali il finale a sorpresa, che rovescia tutto e ti fa scappare una risatina. Ne Didascalie per la lettura di un giornale (Einaudi, 1999) ci porta con un quasi-poema nel mondo dell’informazione odierna, con un’ironia, una forza retorica e un acume che divertono e si caratterizzano per un tono che non dispiace, un linguaggio piano e colloquiale per certi tratti. Magrelli è un esempio di poesia contemporanea che affonda le sue radici nel reale e cerca di capirlo, osservandolo attentamente, dandogli delle definizioni intelligenti. Poi certe trovate poetiche sono oggettivamente geniali.
Ecco, ad esempio, la poesia riportata in copertina:

Dormi ma senti frinire

Remote

Le rotative

Rotanti nell’oscurità

Per dare forma

All’aldiquà.

(V. Magrelli, Didascalie per la lettura di un giornale, Einaudi 1999)

Un modo elegante per descrivere l’azione diffusa delle macchine da stampa che macinano e macinano parole, per definire quella realtà che viviamo ogni giorno.

Consiglio la lettura di questa raccolta proprio perché la sua forza sta nella possibilità di essere facilmente comprensibile nel suo senso da chiunque, anche da coloro che non frequentano tanto il linguaggio poetico. Semplicemente perché in questa raccolta è come se descrivesse lo sfogliare un giornale, come se Magrelli stesso avesse messo su carta un atto che molti di noi hanno fatto, e lo poetizzasse, dimostrando che questo genere non è lontano dal quotidiano, ma vi affonda le radici e raccoglie dei particolari che magari ci sfuggono. Per intenderci vi riporto una breve poesie che darà un senso maggior a quel che intendo, Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

È il mio sogno malato e ferito,

avvolgervi in una coperta

di non-essere,

rimboccarvi le coltri del nulla,

andarsene,

andarsene, andarsene.

Il portavoce degli ostaggi.

(V. Magrelli, ibid.)

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