Dopo vent’anni da Bagno Turco e di assenza dalla sua patria, Ferzan Ozpetek ci regala un altro pezzo del suo vissuto e del suo cuore: Rosso Istanbul nasce come romanzo nel 2013 ed oggi prende vita al cinema, e data la dedica alla madre, non può che riportare il regista ai suoi esordi, in quella città che guarda dal suo quartiere Prenestino.

Melodrammatico fino al paradossale, questa pellicola vede il regista diviso tra i suoi due protagonisti: Orhan, scrittore assente dalla patria per vent’anni e Deniz, regista in procinto di terminare la sua sceneggiatura che ha chiesto aiuto al primo, ma una volta che si incontreranno sparirà, lasciandogli il manoscritto e tutte le vite che porta con s’è.

Orhan, il nostro Ozpetek scrittore, farà questo viaggio a ritroso nelle viscere di un passato che ha messo in pausa, ma non ha mai potuto cancellare. In una città viva e calda come Istanbul, tra trivelle e muezzin, tra passato e presente, dove la fotografia di Gian Filippo Corticelli che in ogni frame inserisce il vero protagonista, il rosso, riusciremo a capire e destrutturare gli inganni di Deniz, Oszpetek attore, che abbandona l’amante Yusulf arrabbiato e deluso. Orhan, invece, ritroverà ciò che la sua assenza ha creato, uno spazio vuoto riempito dalla sua famiglia, ormai solo la sorella.

In questa narrazione, che rende omaggio alla solitudine con gli scorci e le panoramiche sul Bosforo, in un incontro tra Oriente ed Occidente, troviamo anche nel cast completamente turco, ma dagli abiti borghesi e occidentali, di una Istanbul che accoglie tutte le culture e mode, ma soprattutto tutti, anche i suoi figliol prodighi.


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