Fretta, clacson, grida, stanchezza, tensione sono parole che esprimono al meglio l’idea di città e tra quelle italiane si adattano maggiormente a Milano.

Seppur oggi, i più, sono abituati a vivere nel caos, la tranquillità ormai solamente offerta da un paesaggio naturale, zittisce l’uomo in estasi, il quale con il silenzio la venera come fosse una divinità.

Cosa possiedono questi paesaggi naturali? Perché ne rimaniamo colpiti?

Chiaramente non esiste una risposta unanime. Alcuni potrebbero dire che ciò accade ad un cittadino perché non è abituato a vedere visuali simili.

Da qualche anno affronto tale questione divulgando notizie per incuriosire a visitare luoghi che propongono un nuovo punto di vista di Milano. Sono convinta che non bisognerebbe mai smettere di ampliare il proprio bagaglio culturale con informazioni,e , soprattutto,  di emozioni e sensazioni. La natura in sé non possiede il concetto del tempo cittadino, è genuina, è così come appare. L’uomo è natura, è un essere che partecipa nel mondo. Di fronte ad un paesaggio,  ci si ricorda della nostra genuinità e ciò porta a mettersi in discussione.

Cosa c’entra con tutto questo Aldo Damioli?

Oggi non propongo un paesaggio, ma i paesaggi della mente di Aldo Damioli. Riproduzioni di città, che per architetti e designer, ricorderanno, a primo acchito, i loro tanto amati e odiati modellini.

New York, Shanghai, Parigi, Venezia, Pechino e Milano come non si sono mai viste, sono esposte alla galleria di VS Arte di via Appiani esposte fino al 10 aprile.

A Parigi, 2015 , Aldo Damioli

Città sospese in un tempo indefinito, con una luce mai vista che non permette, a noi amanti/ossessionati della puntualità di comprendere in quale ora siano ambientate. Paesaggi così precisi ma così irreali. Aldo Damioli non dipinge en plein air, visita, compie schizzi, disegni e poi riproduce ciò che gli è rimasto nella mente, non per forza ciò che è realmente; il lavoro che porta al prodotto finale è molto lungo, può impiegarci da uno a due mesi.

Altro elemento di straniamento è la scelta del punto di vista, sempre inconsueto. Siamo sottoposti ad una nuova analisi del luogo e ,visto che l’uomo non è una macchina, è portato ad una nuova riflessione anche di sé stesso.

Città/sogni sopraelevate a concetti onirici che acquisiscono un’aura evanescente attraverso il richiamo del classico.

Prendendo ad esempio la serie Venezia New York dove,dal 1992, il  soggetto è la metropoli americana realizzata con la tecnica dei vedutisti, tra i quali spicca Canaletto, si può capire meglio quanto detto prima.

Non si tratta però  solo di uno stile ma anche di un significato, ossia Damioli vuole dare ad un città moderna come la grande mela un passato profondo come quello della Serenissima.

La luce di molte delle sue opere richiamano quella di Piero della Francesca, ma con una nuova interpretazione, sia per i motivi spiegati poco sopra, sia anche per la volontà di non usare le distese d’acqua come superfici riflettenti.

Un altro richiamo evidente è con il pittore Edward Hopper, qui la somiglianza è  dovuta all’ atmosfera sospesa, forse più pessimista nell’americano, piuttosto che nell’artista italiano. In entrambe il tempo non vi è, ma se di fronte all’artista del novecento provino un senso di solitudine , con Damioli  invece siamo immersi in una realtà altra.

Venezia New York, 2013

Possiamo rivedervi un Canova per la perfezione delle forme, mentre per la sintesi delle figure Malevic.

Molti altri sono i pittori a cui si ispira, Pistoletto E Guttuso fra questi, che spaziano da una pittura formale a quella concettuale, dal 400 al 900.

Non bisogna però approcciarsi in modo critico e analitico. Damioli è molto ironico, non si presenta come uno di quelli intellettuali che può essere capito solo da studiosi dell’arte. Parla di emozioni, racconta i suoi sogni. Ci si deve far trasportare nella città delle mente, che se prima sono dell’artista, pian piano diventano proprie.


FONTI

Vsarte