Si ritrovò a galleggiare in un immenso nulla.

La sue gambe e le sue braccia non riuscivano ad appigliarsi a niente di solido, invano cercava di spostarsi o di camminare, i suoi piedi avevano perso sensibilità e sembravano essersi del tutto dimenticati dell’ABC della locomozione. Tutto il suo corpo gli sembrava goffo, moscio e paradossalmente incorporeo. Gli sembrava di essere sospeso in quel nulla da un’eternità o forse più, ma allo stesso tempo gli appariva tutto come una novità. Aveva la sensazione di ruotare su se stesso, ma non poteva dirlo con certezza perché tutto quello che vedeva attorno a sé era un grande, immenso nero.

Riusciva solo a vedere lo stesso sfarfallio che appare dietro le palpebre quando si tengono chiusi gli occhi ma il sonno non ne vuole sapere di farsi vivo. Il nero si espandeva tutto intorno a lui, degli sprazzi di luce attraversavano il suo campo visivo, ma troppo veloce per capire di cosa fossero fatti. Come delle stelle cadenti, delle possibilità più uniche che rare di esprimere un desiderio. E così fece.

Desidero immensamente vedere qualcuno, qualcuno che possa spiegarmi dove sono finito.

Una delle tante stelle cadenti sembrò ingrandirsi e farsi più luminosa, gli si avvicinò e quasi in risposta al suo desiderio una figura umana emerse dalle sue profondità. Si trattava di una donna, una donna bellissima. Le sue membra proporzionate e aggraziate fluttuavano anch’esse nel vuoto, ma al contrario delle sue sembravano trovarsi a proprio agio in quell’assenza di ogni appiglio. I capelli dorati si spandevano tutto intorno al viso, splendenti di luce propria.

“Chi sei?”

La sua voce uscì in un modo strano. In realtà non era nemmeno sicuro si trattasse della sua voce, alle sue orecchie risuonava ovattata e amplificata al tempo stesso come per effetto dell’eco.

“Io sono Qualcuno. Tu chi sei?”

“Non lo so. Credo di averlo dimenticato.”

“Da quanto tempo sei qui?”

“Non so nemmeno questo. Un’eternità forse? Ma allo stesso tempo mi sembra così poco…”

“Allora sei Nessuno.”

“Nessuno?”

“Non puoi essere Qualcuno se non sai chi sei. Smetterai di essere Nessuno solo quando una persona laggiù sulla Terra penserà a te. Nel momento in cui il tuo nome verrà ricordato allora diventerai Qualcuno.”

“Sulla Terra? Perché adesso dove siamo?”

“Tu sei morto. Sei morto proprio come sono morta io. Eppure in un certo senso sei vivo, o meglio, hai la possibilità di esserlo.”

“Spiegati meglio, non ti seguo.”

“Dicevo che siamo morti tutti e due, anche se al momento tu sei un po’ più morto di me. Questo accade perché io sono Qualcuno, ma tu continui ad essere Nessuno.”

“E cosa devo fare perché sulla Terra ci si ricordi di me? Non voglio essere Nessuno, non voglio svanire nel nulla come polvere nel vento.”

“Puoi fare ben poco ormai. Quello che è fatto è fatto. Se meriti di diventare Qualcuno allora ci si ricorderà di te. Se nella vita ti sei comportato da Nessuno allora sarai Nessuno anche qua.”

“Come posso essermi comportato da Nessuno in vita? Ero una persona normale, avevo un lavoro, una moglie, dei figli. Possibile che nessuno di questi si ricordi di me?”

“Sicuramente gli manchi. La tua presenza fisica gli manca tantissimo. Ma gli manca anche la tua presenza spirituale? Gli manca il tuo modo di essere unico oppure ti hanno facilmente rimpiazzato con qualcun altro?”

“Quindi essere una brava persona non basta per essere Qualcuno…”

“Esatto. Anzi, spesso furono proprio le cattive persone ad essere Qualcuno.”

“Che triste destino.”

“Essere Nessuno o essere ricordato per la propria malvagità?”

“Probabilmente tutte due le cose. Forse essere Nessuno è un po’ meglio. Almeno significa che non ho mai agito male.”

“Sicuramente non hai nemmeno agito bene.”

“Questo lo vedremo. C’è ancora tempo, dico bene?”

“Molto tempo. Alcuni smettono di essere Nessuno dopo anni di attesa, a volte perfino decenni.”

“La speranza è l’ultima a morire…”

“Ti auguro buona fortuna, Nessuno. Spero che il tuo momento di gloria arrivi presto.”

Dicendo questo la donna se ne andò, portando via con sé una lunga scia di capelli dorati e quella strana luce che sembrava irradiarsi dal suo corpo stesso.

Adesso tutto era di nuovo sprofondato nell’oscurità e nell’incertezza e la speranza di diventare Qualcuno era ormai un desiderio tanto lontano quanto irrealizzabile.

Nessuno si lasciò abbandonare alla corrente di quel vortice nero costellato di fugaci sprazzi di luce fino a perdere ogni concezione del tempo e dello spazio. Rimase in posizione fetale per ore, forse giorni, forse addirittura anni. Non avrebbe saputo dirlo.

Poi all’improvviso la vide. Una piccola luce si dirigeva verso di lui.

Impossibile. Dopo tutto questo tempo?

Eppure andava proprio nella sua direzione.

La sua unica speranza di salvezza dall’oblio eterno lo colpì come un pugno al centro del petto, il dolore lo fece ripiegare su se stesso.

Riaprì gli occhi e attorno a lui non c’era più buio ma un mondo a colori.

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