Oggi non parleremo di band storiche o emergenti, non di album classici o appena usciti né di concerti. Parliamo invece di una piattaforma online che ha, inevitabilmente, fatto la sua comparsa in un periodo piuttosto critico per la musica live, ossia Jamgle.

Su YouTube si è diffusa, da diverso tempo ormai, la moda di pubblicare videoclip autoprodotte in cui musicisti, professionisti o amatoriali, cantano e suonano canzoni non registrate in presa diretta, ma mixate unendo diversi video, formando così una sorta di band “virtuale”; lo stesso sistema viene usato anche da polistrumentisti che, in questo modo, possono suonare e cantare tutte le parti di una canzone da soli, per poi metterle insieme come un puzzle e dare vita ad una one man band. L’idea è stata utilizzata anche da associazioni umanitarie che hanno creato video musicali in cui i musicisti, dislocati in molti diversi paesi del mondo, collaborano suonando insieme per sensibilizzare il pubblico social sull’importanza delle diversità culturali.

Jamgle, lanciata sul web lo scorso 27 febbraio, è una start-up ideata dall’ingegnere 28enne abruzzese Antonio Di Francesco che, come afferma lui stesso, consiste in una sorta di “YouTube interattivo”: oltre a guardare i video creati da altri musicisti, è possibile partecipare ad essi aggiungendo o sostituendo parti strumentali o cantate e, inoltre, permette di creare il proprio video da zero. L’iscrizione è gratuita e semplicissima e il sito offre già un'”attrezzatura virtuale” di base per chi non possiede gli strumenti, i software e le competenze necessarie per la registrazione di tracce musicali e video. La home di Jamgle è molto simile a quella di YouTube: si trovano subito tutti i video, precedentemente creati dagli altri utenti, in un menu a scorrimento verticale ed è possibile filtrare i risultati secondo il genere musicale preferito. Una volta trovato un video a cui si vorrebbe partecipare, basta cliccare sul pulsante rejam e compare una schermata in cui sono mostrate, separatamente, tutte le tracce già presenti nel video e le impostazioni per un set-up di base del suono, con anche la possibilità di inserire un click, accendere il monitor per sentire in cuffia ciò che si sta suonando/cantando e l’aggiunta di effetti sonori. Una volta selezionato lo strumento che si vuole utilizzare, si può scegliere se si vuole registrare o caricare un video già registrato e il gioco è fatto… in teoria.

Ecco qui Cesareo degli Elio e le Storie Tese che spiega il funzionamento di Jamgle in un divertente video:

Purtroppo abbiamo avuto il modo di constatare che ottenere un risultato buono o dignitoso non sia poi così scontato: dato che il sito offre la possibilità di registrare direttamente con microfono e webcam del proprio dispositivo, va da sé che, se la qualità di questi ultimi non fosse discretamente alta, la registrazione potrebbe risultare molto deludente; inoltre, pur avendo la possibilità di saltare il passaggio del set-up del suono, questo alla fine si rivela praticamente indispensabile perché permette di sincronizzare input output del microfono, ossia di essere certi che quello che si sente in cuffia e quello che registra il microfono vadano di pari passo. Infine è possibile che, anche registrando con attrezzature più specifiche come schede audio e mixer e facendo un accurato set-up, riascoltando la propria traccia essa risulti fuori pitch, ossia stonata, distorta e/o si senta a scatti. Questo problema potrebbe scaturire dalla qualità della connessione ad internet o altri fattori ancora.

In breve, il risultato migliore si avrà sicuramente caricando un video registrato precedentemente utilizzando attrezzature e software adatti allo scopo, ma è comunque bello che la piattaforma permetta a chiunque, per quanto inesperto, di cimentarsi nella registrazione delle sue canzoni preferite, di brani inediti o vere e proprie jam session.

Jamgle potrebbe essere vista da alcuni musicisti professionisti come una svalutazione del loro lavoro e della musica live, ma per moltissimi, al contrario, potrebbe essere finalmente l’occasione per buttarsi nella musica: musicisti amatoriali che non hanno tempo o occasione di suonare in una band, oppure proprio band emergenti che vogliono condividere con il pubblico la loro musica ma hanno difficoltà a trovare locali che glielo permettano; o, ancora, musicisti professionisti che vogliono semplicemente divertirsi e confrontarsi con altri musicisti, o aspiranti one man band che non hanno mai avuto modo di imparare a registrare, mixare e montare video. Le possibilità sono infinite.

Jamgle, quindi, risulta essere una grande idea. In tempi come questi in cui i locali che fanno musica live diminuiscono, in cui la maggior parte di essi fa suonare solo gruppi estremamente mainstream per avere la sicurezza di un buon incasso, in cui essere musicisti professionisti è sempre più difficile e la maggior parte deve dividersi tra lavoro e passione, una piattaforma sociale come questa può rappresentare una grande svolta. È una piattaforma in cui, oltre che guardare e sentire passivamente quello che fanno gli altri, si può collaborare, interagire, condividere le propria passione, aiutarsi a vicenda e soprattutto conoscere musicisti potenzialmente di tutto il mondo. Si spera solo che l’odierna tendenza a ridurre tutti gli aspetti della vita in formato digitale non porti ad eliminare totalmente la musica live per lasciare il posto al virtuale.

 


Credits: Img 1, Img 2.

Fonti:

  • Jamgle
  • www.rockit.it
  • www.musicpromoter.it